Senza Titolo

di MAURO CORNOUna nuova avventura per il 2017 di Loris Capirossi. Il tre volte campione del mondo (nelle 125 nel 1990 e nel 1991, nelle 250 nel 1998), che ha alle spalle oltre 200 gare corse nella classe regina, è entrato a fare parte della Direzione gara del Motomondiale. L'uscita di Javier Alonso, già braccio destro di Carmelo Ezpeleta, ha reso necessario l'ingresso nella stanza dei bottoni di un rappresentante della Dorna. E la scelta è caduta proprio sull'ex di Ducati e Suzuki, 44 anni ad aprile, che affiancherà Franco Uncini, campione del mondo delle 500 nel 1982, in quota Federazione internazionale di motociclismo, e Mike Webb, membro per conto dell'Irta, l'associazione che riunisce i team, i fornitori tecnici e gli sponsor della MotoGp. Capirossi, l'aspetta un'annata impegnativa.«Manterrò il mio incarico di delegato alla sicurezza e continuerò a essere in Safety commission, ma questo lavoro ulteriore mi stimola: sarò all'interno di mille situazioni, comprese quelle legate ai regolamenti».Il tutto per il bene dello sport e, soprattutto, dei piloti.«Il mio rapporto con loro è ottimo, sanno che faccio il massimo e che li metto allo stesso livello: per me sono tutti uguali, dal primo all'ultimo, e in questi anni abbiamo coltivato un rapporto di stima reciproca. Spero che continuino a fidarsi di me, perché conosco quello che c'è da fare, essendo nell'ambiente dei motori da ormai trent'anni».E, ciliegina sulla torta, tornerà a divertirsi in sella alle MotoGp.«Per Sky proverò tutte le marche, non vedo l'ora. Al Mugello monterò su una Ducati, a Brno su una Suzuki, in Austria su una Ktm, a Misano su una Aprilia, a Motegi su una Honda e farò anche una sorpresa sulla Yamaha di Valentino Rossi». Valentino, appunto. Può vincere il titolo?«Sì, ha le carte in regola. L'età non è un problema e non lo sono neanche i test nei quali Maverick Viñales, un altro che non escludo nella lotta per l'iride, è stato più veloce di lui. Rossi è un pilota molto concreto, non ha bisogno dell'acuto per dimostrare di essere il più veloce. È uno che costruisce la stagione passo dopo passo e si farà trovare pronto per il primo Gran premio, in Qatar. Mi sorprende sempre».In che senso?«Non riesco a capire dove vada a trovare stimoli a 38 anni. Sicuramente il fatto di lavorare nel suo ranch con tanti giovani talenti lo spinge e lo aiuta. Tanto di cappello per la sua capacità di rimettersi in gioco in continuazione». Il favorito assoluto però è Marc Marquez.«Marquez-Honda è il binomio da battere, tanto più che ha iniziato l'annata con molti problemi in meno dell'avvio di quella precedente, che poi si è rivelata comunque vincente». Jorge Lorenzo può essere già da iride?«Sarà veloce, velocissimo. Ma mi sembra un po' presto per il titolo, visto il passaggio alla Ducati, una moto aggressiva e difficile da guidare, anche se meno, rispetto al passato. Però vedo la Rossa favorita in Qatar, magari con Andrea Dovizioso, che sicuramente ha maggiore confidenza con il mezzo rispetto allo spagnolo».Casey Stoner è stato l'ultimo a vincere il Mondiale con la Ducati. Sarebbe potuto essere lui la soluzione giusta per rompere l'incantesimo?«L'australiano è nato per guidare la moto di Borgo Panigale, ma adesso avrebbe difficoltà anche lui. Avrebbe bisogno di tempo per ritrovare il feeling necessario per partecipare a un Gran premio con l'obiettivo di vincerlo».E Andrea Iannone?«È migliorato tantissimo e ha accettato una bella sfida, firmando per la Suzuki: mi aspetto che faccia una stagione di livello. E mi sta piacendo anche l'Aprilia, che ha già mostrato di essere assai progredita e può tra l'altro contare su un Aleix Espargaró molto motivato».Qual è la sua opinione sul calendario che addirittura in otto fine settimana mette in pista sia la Formula 1 sia il Motomondiale?«Non abbiamo assolutamente paura del confronto. Di sfide in tal senso ne abbiamo vinte tante e possiamo continuare a vincerne altrettante. Una volta, magari, si stava a ragionare di più sulle sovrapposizioni, adesso stiliamo il nostro calendario e poi arriva il loro. Per quanto ci riguarda nessun problema e nessun timore».State valutando lo spostamento del Gran premio d'Australia.«Ci stiamo ragionando, ma se lo collochi a inizio anno vai a pestare i piedi a Formula 1 e Superbike. E anche a marzo lì a Phillip Island ci possono essere vento e pioggia. È pur sempre un'isola collegata a un'altra isola molto più grande».Le MotoGp promettono spettacolo, ma anche da Moto2 e Moto3 gli appassionati si aspettano molto. Partiamo dalla classe intermedia.«È stata studiata in modo perfetto, perché per avere un team non devi investire tantissimi soldi e, al contempo, puoi dare la possibilità di emergere a chi è dotato di talento. Addirittura in quattro (il campione del mondo del 2015 e del 2016 Johann Zarco, Alex Rins, Jonas Folger e Sam Lowes, ndr) hanno fatto il grande salto e parteciperanno al Mondiale delle MotoGp. E da quello che hanno già fatto vedere diranno sicuramente la loro. Tra gli italiani mi aspetto tanto soprattutto da Franco Morbidelli e Lorenzo Baldassarri, che vedo in lotta per l'iride. Ed è positivo anche l'approdo in categoria della Ktm e dello Sky Racing Team Vr46, che sarà al via altri due ragazzi italiani di belle speranze, Pecco Bagnaia e Stefano Manzi, per i quali si prospetta un'annata di ambientamento e di sviluppo».Chiudiamo con le Moto3.«Facciamo i nomi di Enea Bastianini, Niccolò Antonelli, Nicolò Bulega, Romano Fenati, Andrea Migno. E non saranno i soli, tra i talenti di casa nostra, al via: l'elenco è lunghissimo e non voglio dimenticare qualcuno. Saranno in tanti e sono veramente forti. Per questo ci aspettiamo che il titolo torni finalmente in Italia. L'ultimo pilota tricolore a trionfare in categoria è stato Andrea Dovizioso, nel 2004, quando ancora si parlava di "125" e non di Moto3. È giunta l'ora di interrompere questo digiuno».©RIPRODUZIONE RISERVATA