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Dopo il referendum è arrivato il giorno "x" della Brexit. Il 29 marzo il Regno Unito, a 44 anni dal suo ingresso nell'allora Comunità economica europea, procede all'attivazione dell'articolo 50 del Trattato di Lisbona e da lì si aprono i negoziati per lo storico "divorzio" da Bruxelles. L'annuncio è stato dato ieri dal governo britannico che si dice pronto fin da subito, come del resto anche l'Ue, all'avvio delle trattative. Londra si prepara così a «negoziare con forza», guarda alle prospettive future del Paese, ma le incognite lungo il cammino intrapreso dalla premier Theresa May (foto) sono molte. Si tratta infatti per tutti di un processo nuovo: mai prima d'ora governanti e funzionari d'Europa hanno dovuto affrontare l'uscita di uno Stato membro. All'incertezza si cerca di rispondere da entrambe le parti con una prontezza "burocratica". Nell'annuncio di Downing Street si spiega che è stato l'ambasciatore britannico a Bruxelles, Sir Tim Barrow, a informare l'ufficio del presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, della data scelta. L'iter ora prevede la notifica ufficiale all'Ue tramite una lettera firmata dal primo ministro con la quale si dichiara l'intenzione della Gran Bretagna di uscire dall'Unione avviando quindi il negoziato della durata di due anni. May ha intrapreso ieri un tour per tentare di colmare le divisioni con le altre nazioni del Regno, in particolare con la Scozia della first minister Nicola Sturgeon pronta al secondo referendum sull'indipendenza.