Colombo: «Ormai la città è un dormitorio»

VIGEVANO Il tavolo di concertazione c'è già ed è quello del comitato intecategoriale. A dirlo è Luigi Grechi, presidente di Confartigianato Lomellina. «Come forze imprenditoriali siamo da tempo usciti allo scoperto - dice Grechi - L'importante è cominciare a lavorare. Abbiamo posto quattro argomenti che secondo noi sono fondamentali e ne parliamo da venti anni: la viabilità, un Pgt che favorisca gli investimenti e riduca gli oneri, la riqualificazione del centro storico e il ritorno del castello alla città». I disoccupati intanto raggiungono numeri da record. «Non è una peculiarità vigevanese ma di tutto il Paese - commenta ancora Grechi -. Non possiamo permetterci di fare retorica e perdere ulteriore tempo: occorre un programma su medio-lungo termine se vogliamo cambiare le cose». Per i sindacati la situazione è forse peggiore di quella che traspare dai numeri. «Serve un piano che guardi a queste cifre a cui, per altro, aggiungerei coloro che non dichiarano la loro non occupazione - dice Anna Colombo, della segreteria della Cgil -. La situazione degli ammortizzatori è grave: la cassa integrazione in deroga per anni ha sostenuto imprese ed evitato licenziamenti. Le imprese artigiane saranno costrette a lasciare a casa i dipendenti e soprattutto la situazione rischia di penalizzare coloro che hanno investito sui giovani e la loro formazione». Secondo la rappresentante sindacale le responsabilità sono anche delle istituzioni: «Il Comune - commenta - non ha mai fatto nulla per agevolare lo sviluppo della città. Gli ammortizzatori sociali sono su scala regionale. Il "Job Act" ha reso meno utile la mobilità e la cassa integrazione straordinaria. Erano strumenti che permettevano di avere più tempo per ricollocare i lavoratori». Una situazione quindi pessima. «Tantissimi lavoratori vengono da noi in Camera del Lavoro - conclude Anna Colombo - ma dobbiamo rimandarli agli sportelli competenti per territorio, visto che quasi tutti lavorano nel Milanese. Di fatto siamo già un dormitorio. Il rischio è che la povertà, già ora diffusa, possa aumentare ancora». (o.d.)