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ROMAUna gestione «familistica e clientelare del potere», sommata a «una doppia morale e un garantismo a intermittenza» da far valere solo con «gli amici». Pesano come macigni le accuse che il Movimento democratici e progressisti mette nero su bianco in una mozione di censura presentata al Senato contro il ministro dello Sport Luca Lotti per la vicenda Consip. Gli ex dem, che a Palazzo Madama sono decisivi per la maggioranza, domani non parteciperanno al voto sulla sfiducia presentata dal M5S. Ma all'indomani del Lingotto renziano, annunciano una mozione, che depositeranno oggi, per chiedere al premier Paolo Gentiloni di ritirargli le deleghe. Non se ne parla: «Il governo ribadisce piena fiducia in Lotti» afferma il ministro per i Rapporti col Parlamento Anna Finocchiaro, seguita dal titolare dei Trasporti Graziano Delrio, mentre Maurizio Martina (Agricoltura), in ticket con Matteo Renzi alle primarie, auspica che «tutto si chiarisca in poco tempo». Il Pd assicura che respingerà tutte le mozioni contro il ministro. Ma l'iniziativa di Mdp è la prova, secondo i renziani, che obiettivo degli "ex" non è proteggere il governo, ma «solo far del male» a «Renzi e al Pd». Cecilia Guerra, capogruppo di Mdp al Senato, presenta la mozione negli stessi minuti in cui Renzi pubblica su Facebook la newsletter con cui ringrazia i militanti del Lingotto. Ma la bufera Consip non si arresta. I parlamentari dem erano ottimisti, convinti di potersela mettere alle spalle domani, con il discorso del ministro in aula e il "no" alla sfiducia dei grillini. Ma gli ex compagni di Mdp aprono un nuovo fronte con la loro mozione (che dovrà essere calendarizzata). E anche un iper-garantista come il capogruppo di Forza Italia Paolo Romani non esclude un sostegno: «Molto dipenderà da cosa dirà Lotti in aula. Poi decideremo». Rispetto alla sfiducia dei Cinque stelle, la differenza è che la mozione di Mdp dichiara, con la sospensione del ministro, di voler permettere al governo di «operare al riparo da dubbi» derivanti dalla «commistione tra affari e politica» e ricorda i casi di ministri che si sono dimessi su «pressante richiesta di Renzi».«Rigetteremo le mozioni» assicura il presidente dei senatori Pd Luigi Zanda, che accusa: Mdp usa «le stesse tesi del M5S, ma i 5 Stelle sono opposizione e Mdp sostiene il governo». «Qualcosa è cambiato. Il partito di Vasco Errani chiede le dimissioni di Luca Lotti» sibila Andrea Marcucci. Ma Michele Emiliano, concorrente di Renzi alle primarie attacca: «Al posto di Lotti mi sarei dimesso». di Nicola CordawROMAIl giorno dopo il Lingotto per il Pd si apre la partita delle alleanze. E, a giudicare dagli scambi e le battute a distanza consumatesi nel lungo fine settimana politico, c'è da scommettere che questo sarà l'argomento più caldo su cui si consumerà la battaglia congressuale fino al 30 aprile. Per Matteo Renzi il tema è a rischio perché anche all'interno della sua area, rinvigoritasi dopo la tre giorni di Torino, le posizioni non sono univoche. «Non sappiamo se ci sarà un proporzionale o un maggioritario» si è giustificato l'ex segretario che ha rimandato i dettagli della sua mozione al congresso. La sintesi non è facile e, infatti, il suo candidato alla vicesegreteria, Maurizio Martina, ex Ds che guarda a sinistra, prende tempo e rinvia ogni decisione a «dopo che sarà definito il programma».A sostegno di Renzi c'è anche Dario Franceschini che però gli tira la giacca verso il centro e non fa mistero di tenere più in considerazione l'area moderata. In mezzo, il presidente del partito e reggente Matteo Orfini che ha spiegato che «difficilmente un partito che si chiama Nuovo centro destra potrà ancora allearsi con un partito di sinistra».Una sponda offerta al nuovo movimento Campo progressista lanciato sabato scorso a Roma da Giuliano Pisapia. Per l'ex sindaco di Milano il perimetro di un nuovo centrosinistra si ferma prima di Verdini e Alfano. «Sì al progetto Pisapia ma porte chiuse agli scissionisti», ha avvertito Debora Serracchiani, sintetizzando la fatwa verso Bersani e soci, aleggiata durante la kermesse renziana. L'obiettivo è di depotenziare la formula del "nuovo Ulivo" al quale nessuno nel Pd mostra interesse. Ieri però l'ex sindaco di Torino, Chiamparino, ha evocato la necessità di tornare a dialogare con «i compagni usciti perché le alleanze servono a vincere le elezioni recuperando consensi dal non voto e da quello di protesta». «Non è Bersani il nemico ma Grillo e Salvini» dice anche il capogruppo Rosato. Come si vede, in area renziana le posizioni sui futuri alleati sono molto variegate e vanno da "mai più con Alfano" a "mai più con Bersani", passando per molti se e tanti forse e chissà. A fare da spartiacque c'è la legge elettorale che per ora prevede solo un premio di maggioranza per la lista solo alla Camera con una soglia del 40 per cento difficilmente raggiungibile, almeno stando ai sondaggi di questi giorni. L'unico a sollecitare la modifica di un premio alla coalizione è ancora Franceschini, isolato nel partito molto meno fuori dal Nazareno, soprattutto dalle parti del centrodestra.L'altro candidato alla segreteria Orlando privilegia il dialogo a sinistra e due esponenti di peso come Nicola Zingaretti e Gianni Cuperlo erano ospiti molto graditi alla convention del teatro Brancaccio di Giuliano Pisapia. Stessa direzione anche per Orlando: «Costruire un'alleanza di centrosinistra largo, è il momento di ponti e non paletti». Si muove ancora più a largo raggio, Michele Emiliano terzo candidato alla segreteria del Nazareno che pare abbia identificato in Renzi il principale avversario. «Il renzismo è il nulla lucente, la mia candidatura è l'unica alternativa per chiudere con quella parentesi» ha detto ieri il presidente della Regione Puglia polemizzando duramente con l'ex premier. Sulle alleanze, Emiliano apre al Movimento 5 Stelle che dice, «non deve essere demonizzato» come fanno alcuni del Pd che in parlamento hanno sviluppato contro di loro "un odio antropologico". Anche in Puglia «la mia è una coalizione ulivista e verso i 5Stelle non ci sono prevenzioni». E durante il forum su Repubblica tv, Emiliano va anche oltre: «Il Movimento 5Sstelle e i loro elettori, in qualche modo mi assomigliano». ©RIPRODUZIONE RISERVATA