Vittima del bullismo si è uccisa a 16 anni «Mai più come Julia»

L'amministrazione Trump chiede a 46 procuratori dell'era Obama, incluso il potente procuratore di Manhattan Preet Bharara, di lasciare immediatamente gli incarichi. I "licenziamenti" sono arrivati a sorpresa. «Come nelle precedenti transizioni» da un'amministrazione a un'altra «molti procuratori hanno già lasciato. Il ministro della Giustizia ha ora chiesto ai 46» di nomina presidenziale «che non lo hanno fatto di dimettersi per assicurare una transizione dolce» afferma il Dipartimento di Giustizia. L'iniziativa di Trump non è senza precedenti. Il presidente Bill Clinton aveva licenziato tutti e 93 i procuratori americani nella stessa giornata. Ma la polemica infuria.LONDRALa foto di una ragazza, intubata e priva di sensi, in un letto di ospedale: l'immagine è già dura di per sè, ma lo diventa ancor più quando si scopre che su quel letto è morta all'età di 16 anni, cinque giorni dopo aver tentato di impiccarsi per esser stata vittima di bullismo. A postarla, «con grandissima fatica», è stato il papà di Julia, Adrian Derbyshire, di Warrington, in Inghilterra, nel giorno in cui la figlia avrebbe dovuto compiere i suoi 18 anni. Un gesto sofferto per denunciare le vessazioni e gli abusi subiti dalla giovane e invitare a riflettere sul dramma del bullismo. «Julia voleva solo essere amata e accettata per quella meravigliosa persona che era», ha raccontato.La tragica storia ha inizio quando Julia ha appena 13 anni e studia in Missouri, negli Stati Uniti. Un giorno parla a un'amica della sessualità e l'amica racconta le sue confidenze a tutta la scuola. È l'inizio di un lungo incubo: Julia viene insultata, presa in giro e abusata dai compagni, sui social e fisicamente. Alla fine decide di tornare in Inghilterra a vivere con il padre, ma quei fantasmi non smettono di torturarla: continuava a collegarsi con i forum che erano diventati la sua gogna per spiegare che lei era «una grande persona in cerca soltanto di affetto e di amore. Voleva convincerli», ma l'unico effetto fu di moltiplicare gli insulti. Fino a quel giorno dell'ottobre 2015 - era il 16 ottobre - in cui tentò di impiccarsi, morendo dopo cinque lunghi giorni di agonia in un letto di ospedale.Negli ultimi due anni Adrian ha incontrato oltre 200.000 bambini e ragazzi in età scolare per informarli sui pericoli del bullismo online e sui comportamenti da tenere affinché tragedia simili non possano mai più ripetersi. «Non voglio che nessun altro genitore debba passare quello che ho patito io», ha raccontato alla Bbc. «Invece di festeggiare il suo diciottesimo compleanno mi sono ritrovato a portare un fiore sulla sua tomba», ha aggiunto l'uomo che ha deciso di postare quel drammatico scatto dopo averlo conservato per 16 mesi sul suo telefono cellulare. Una scelta maturata, ha raccontato ancora, per dare una scossa alle persone, per scioccarle, farle saltare sulla sedia, metterle davanti alla cruda realtà e costringerle ad affrontare la discussione sulla piaga del bullismo (e le sue nefaste conseguenze) anche in famiglia, al tavolo della cucina.La battaglia di mister Derbyshire non si ferma qui. Ora Adrian ha lanciato la campagna "Sassy", dall'acronimo inglese di "sostegno contro le ferite auto-inflitte e il suicidio": perché nessuna Julia resti mai più sola. TOKYOUn minuto di silenzio, commozione, lacrime e una cerimonia di commemorazione ufficiale a Tokyo hanno ricordato ieri il sesto anniversario del disastro nucleare di Fukushima, onorando le oltre 18mila vittime del terremoto, dello tsunami e della radioattività. Alle 14:46 in punto, le 7.46 in Italia, le sirene hanno suonato lungo la costa del Tohoku, a nord-ovest del Paese, per rievocare uno dei terremoti più devastanti della storia in Giappone, accompagnato da uno tsunami di proporzioni disastrose che ha innescato la peggiore crisi nucleare dai tempi di Cernobyl.La cerimonia organizzata dal governo nel Teatro Nazionale di Tokyo ha visto la partecipazione del principe Akishino, della principessa Kiko, del premier Shinzo Abe e di alcuni dei sopravvissuti che hanno perso familiari nell'incidente. Secondo i dati della polizia nazionale, risultano 15.893 vittime in 12 prefetture e 2.533 dispersi nella "contabilità" di sei regioni. L'agenzia per la Ricostruzione, inoltre, ha reso noto che almeno 2.523 persone sono decedute in 10 prefetture a causa di problemi di salute seguiti al disastro. A distanza di 6 anni sono oltre 123mila le persone che ancora non possono tornare nei loro paesi nelle tre prefetture maggiormente colpite dal disastro, Fukushima, Iwate e Miyagi. Sei anni fa erano stati 470mila i residenti che avevano dovuto abbandonare l'area in seguito alla crisi nucleare, dopo il danneggiamento dei tre reattori della centrale atomica di Fukushima Daichi.«Vorrei promettere solennemente che il governo farà ogni sforzo per costruire una nazione forte e in grado di resistere nel miglior modo possibile ai disastri naturali», ha dichiarato il premier Abe, ribadendo l'impegno dell'esecutivo ad accelerare il processo di ricostruzione e a continuare a sostenere le comunità locali. Nella sola prefettura di Fukushima, la terza più estesa dell'arcipelago, quasi 40mila persone rimangono ancora lontane dalle loro abitazioni a causa della radioattività mentre vanno avanti i lavori di smantellamento e messa in sicurezza dell'impianto, un'operazione che comunque non potrà terminare prima di 40 anni.Malgrado ciò e malgrado la contrarietà della popolazione, il governo conservatore e le imprese puntano però a riavviare le centrali atomiche spente all'indomani della catastrofe del 2011, battendo la grancassa delle enormi spese cui il Giappone è costretto per approvvigionarsi delle risorse naturali di cui è sprovvisto. Prima della catastrofe l'atomo generava il 30% dell'intero fabbisogno energetico del Giappone; attualmente solo 3 dei 45 reattori nucleari del Paese sono in funzione. Nell'ultimo sondaggio del quotidiano Asahi Shinbun solo il 29% degli intervistati si è dichiarato favorevole alla riapertura delle centrali, una percentuale che tuttavia potrebbe rivelarsi più influente della maggioranza dei giapponesi contrari a correre nuovi rischi nucleari.