«Green Campus, i Damiani hanno rispettato il Pgt»

di Anna MangiarottiwPAVIAProcesso Green Campus: non c'è stata nessuna violazione al piano di governo del territorio - e quindi nessun abuso edilizio - perché bastava un "atto d'obbligo" per le opere di urbanizzazione. Non serviva una convenzione preliminare fra costruttori, Università e Comune. E quindi le difese chiedono l'assoluzione degli imputati: ieri in tribunale, si sono concluse le arringhe per il caso delle 360 residenze realizzate al Cravino per studenti universitari, ma in parte vendute sul libero mercato, secondo l'accusa rappresentata dal pm Paolo Mazza. Ieri hanno parlato i legali dei fratelli Alberto e Pietro Damiani, costruttori delle residenze, difesi dagli avvocati Riccardo Villata, Oreste Dominioni e Angela Ghezzi. La tesi dell'accusa è in sintesi che la convenzione fosse necessaria in via preliminare, per garantire la destinazione d'uso degli appartamenti (pubblica e non per la vendita a privati, appunto). Ma sia sta stipulata solo dopo il sequestro giudiziario degli appartamenti, per poterli mettere in vendita. Tutti i difensori hanno cercato di smontare questa tesi, chiedendo l'assoluzione con formula piena. Per abuso edilizio devono rispondere i fratelli Alberto e Pietro Damiani, costruttori delle residenze sequestrate nel 2013, dopo un esposto in procura, il progettista Gian Michele Calvi e la moglie Carla Casati (amministratrice della società Arco che aveva comprato i terreni), il direttore dei lavori Roberto Turino, il dirigente comunale Francesco Grecchi e il funzionario comunale Angelo Moro. Per abuso d'ufficio è accusato solo Moro. Nelle precedenti udienze hanno parlato fra gli altri gli avvocati Graziano e Yuri Lissandrin, legali di Moro, per cui il pm ha chiesto la condanna più alta: due anni di reclusione. Secondo la procura di Pavia c' è stata una lottizzazione abusiva su un'area sottoposta a vincolo paesaggistico. Nel corso del processo sono stati sentiti alcuni compratori degli alloggi che hanno dichiarato di essere consapevoli che avrebbero poi potuto affittarli solo a studenti universitari. Anche per questo, secondo la tesi difensiva, non ci sarebbe stata una speculazione edilizia. Anzi, essendo stato siglato a monte del progetto un "atto d'obbligo" per le opere di urbanizzazione, tutte in carico ai privati e non una convenzione, il Comune avrebbe incassato una cifra molto più alta di oneri di urbanizzazione: un milione e 200 mila euro invece di 500 mila. ©RIPRODUZIONE RISERVATA