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Manca appena un mese e mezzo alle presidenziali francesi e per la prima volta un sondaggio prevede che la leader dell'ultradestra Marine Le Pen sia sconfitta al primo turno di voto. A sorpassarla è il rivale Emmanuel Macron, che guadagna terreno. La novità arriva nella stessa giornata in cui Le Parisien, citando fonti anonime, fa una previsione inattesa: l'attuale presidente François Hollande starebbe valutando di ricandidarsi, avendo già raccolto le firme necessarie. Hollande aveva annunciato a inizio dicembre che non si sarebbe ripresentato per un nuovo mandato all'Eliseo, ma forse ora è tornata la tentazione.di Andrea Di StefanowROMAUn vertice europeo più difficile del previsto e non solo per il premier Gentiloni. Ieri, quando erano già iniziati i lavori con la controversa votazione sulla presidenza del Consiglio d'Europa, il commissario agli Affari Economici Pierre Moscovici ha abbandonato i toni tradizionalmente concilianti per dire con estrema chiarezza che l'interlocutore di Bruxelles è il governo Gentiloni e non l'ex premier Matteo Renzi. «Ho stima, amicizia e rispetto per Renzi, conosco il suo contributo al dibattito europeo e lo rispetto, ma io parlo con il governo italiano», ha risposto il commissario. «Sta al governo italiano fare le proposte giuste, ma sappiamo qual è il gap, qual è lo sforzo da fare, che rappresenta lo 0,2% del Pil. Per quanto riguarda gli affari di bilancio dell'Italia siamo in contatto costante con il ministro delle Finanze, Pier Carlo Padoan. C'è uno scadenziario, ci sono dei ritardi, ci sono le scadenze del programma del Patto di Stabilità e del programma nazionale delle riforme. Da qui ad aprile continueremo in quelle che sono le nostre domande: questo 0,2% del Pil di misure e stiamo lavorando su risposte comuni, positive e costruttive col governo italiano». Prima dell'inizio del Consiglio c'è stata la contrastata votazione per la presidenza: l'ha spuntata Donald Tusk per un altro mandato, nonostante la durissima opposizione del suo Paese, la Polonia. Prima del vertice, la premier polacca Beata Szydlo aveva spiegato che il suo governo non voleva Tusk perché critico delle politiche di Varsavia. Essendo sufficiente la maggioranza qualificata non è stato necessario il voto della Polonia, unico Paese contrario a fronte di 28 a favore. La rielezione di Tusk ha creato un vero e proprio caso perché la Polonia ha messo il veto a tutti i lavori del Consiglio, come ha sottolineato lo stesso premier italiano: «Non credo che questa discussione interna, con tutto il rispetto, possa essere un elemento di blocco dell'Ue quando c'è una posizione così largamente condivisa».Sul tavolo dei lavori la questione migranti e il documento programmatico che certifica l'Europa a due velocità. La discussione è solo all'inizio e anche «la dichiarazione di Roma non si occupa di questo come punto centrale», ha sottolineato Gentiloni. «Una cosa è evidente ormai da molto tempo: non possiamo stare fermi di fronte alle sfide e ai compiti che l'Unione europea ha e se l'Ue si muove non può farlo con la velocità del vagone più lento». Ecco perché, secondo Gentiloni, «chi ha una minore disponibilità alle politiche di integrazione va assolutamente tenuto a bordo, rispettato, e deve continuare a essere un membro a pieno titolo dell'Ue, ma questo non può impedire ai Paesi che vogliono scegliere un passo più veloce di poterlo fare». E ha proseguito mettendo in guardia da eventuali "blocchi": «Se siamo invece vincolati al fatto che si può avere una maggiore integrazione solo alla grande e a 27, c'è il rischio che lo scriviamo nei documenti e non facciamo passi avanti. C'è stata una discussione perché, e questo vale anche per l'Italia, il fatto che ci siano dati macroeconomici positivi, non si traduce in conseguenze sul piano sociale e nella percezione dei nostri cittadini».©RIPRODUZIONE RISERVATA