Curia difende il restauro: fedele al dipinto del '400
PAVIASarebbe stato stravolto dal restauro il dipinto della Madonna del Latte nella basilica di San Michele. Questo ha denunciato Liutprand, l'associazione culturale nata nel 1994 per studiare e promuovere la storia di Pavia. Liutprand che, nella persona dell'architetto Arecchi, ha recuperato l'immagine originaria che nel nostro combo è quella in bianco e nero a destra, dove si possono vedere le differenze con l'attuale dipinto (a sinistra). Adesso però interviene la Curia di Pavia, con questa lettera, che volentieri pubblichiamo. Con ri ferimento a due articoli apparsi su lla Provincia Pavese in data 1 e 2 marzo scorso che trattano di un presunto restauro maldestramente eseguito su un dipinto murale posto sulla parete dell'ambone destro della Basilica di San Michele Maggiore in Pavia, informata la Soprintendenza ed esperite, come promesso, le necessarie verifiche documentali degli archivi della Curia, l'Ufficio per i Beni Culturali Ecclesiastici della Diocesi precisa quanto segue: risulta dalla scheda di in ventario n. 03 /00155913, redatta nel 1978 per conto della Sovrintendenza per i Beni Artistici e Storici di Milano, che già in quel momento il dipinto era tal quale oggi vediamo. Si riporta testualmente: «L'opera si presentava fìno a qualche anno fa in modo affatto uguale all'attuale; come attesta una scheda del 1944, l'encausto era slato ridipinto e presentava la fìgura del santo in orazione ... (omissis). Recentemente infatti l'encausto è stato restaurato e riportato alla primitiva lezione. L 'opera presenta uno schema simile a quello della "Madonna del Latte ", dipinto dal Bergognone alla fine del XV secolo alla Certosa di Pavia, ed è pertanto attribuibile alla scuola Lombarda del XV secolo. (vedi F. Mazzini, 1965 tav. 307)». Si contesta pertanto la definizione di "stravolgimento" del dipinto. Si tratta invece di un'operazione di notevole sensibilità storico-artistica e cultuale, eseguito in un periodo in cui non esisteva ancora l'intesa tra Stato e Chiesa del 26/1/2005 per la tutela dei Beni Culturali di interesse religioso, forse per iniziativa dell'allora Parroco. Così facendo, si volle restituire al culto dei fedeli un'immagine che un ignoto ma bravo artista di fine '400, esegui ad imitazione di un capolavoro posto in Certosa, che fu poi ricoperto, probabilmente nel tardo '800 con una ridipintura ad encausto dello stesso soggetto, di scarso valore artistico, seppur più confacente al gusto del tempo, nel tentativo di ricoprire i danni che inevitabilmente i secoli trascorsi avevano procurato all'originale. Se l' architetto Alberto Arecchi avesse, nelle sue ricerche, consultato il nostro archivio, avrebbe trovato queste informazionidon Siro Cobianchidirettore delegato vescovi le rapporti con le Soprintendenze