Tanti pesticidi, la nostra acqua è malata
di Stefania PratowPAVIAAtrazina nel bacino del Po. Ma anche simazina e alaclor. Tutti erbicidi che da anni non sono più in commercio ma che ancora si trovano nel grande fiume. Sono presenti nelle acque superficiali e sotterranee, a dimostrazione che ci sono sostanze inquinanti in grado di persistere nell'ambiente più del previsto e più di quanto stimato in fase di autorizzazione. È gravemente malato il Po e tutto il suo bacino dove sono state individuate «contaminazioni importanti di pesticidi, con il superamento, in molti casi, dei limiti di legge». Al punto che parla di «situazione inaccettabile» il rapporto redatto dall'Ispra, l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. Che ha monitorato dal 2003 l'intero bacino idrografico, rilevando che «si sono superati i valori imposti dalla normativa sia per gli standard della qualità ambientale sia per i limiti stabiliti per l'acqua potabile». La fotografia scattata dall'Ispra tiene conto delle rilevazioni di Regione e di Arpa nelle stazioni di monitoraggio disseminate sul territorio. Dati che indicano «il preoccupante livello di contaminazione delle acque superficiali e di quelle sotterranee che finiscono per alimentare le falde», sottolinea Renato Bertoglio di Legambiente che parla anche «del rischio accumulo di sostanze diverse». Ispra si è posta l'obiettivo di «comprendere le dinamiche e i tempi con cui evolve la contaminazione da pesticidi nelle acque». Perché se si guarda alla sostenibilità ambientale e agli effetti sulla salute, «può non essere sufficiente il confronto con i limiti fissati dalla normativa». E così si sono cercati e individuati veleni che, per legge, non avrebbero dovuto esserci da oltre dice anni. Come l'atrazina. Un erbicida vietato dal 1992, ma ancora presente nelle acque superficiali, perché «ci vogliono 8 anni affinché la concentrazione della sostanza si dimezzi». Nelle acque sotterranee è stata accertata «una contaminazione importante». «La presenza di questo inquinante rimane stabile e a livelli di circa 4 volte più alti rispetto a quelli dei corsi d'acqua». Trovate anche la simazina, erbicida selettivo che l'Europa ha vietato dal 2005, e l'alaclor, fuori commercio dal 2006. Nei corpi idrici superficiali individuati poi il glifosate e il metabolita Ampa, imidacloprid, terbutilazina, il suo metabolita terbutilazina-desetil e il metolaclor. Nelle acque sotterranee sono stati rilevati soprattutto gli erbicidi triazinici e i loro metaboliti. Nel rapporto si precisa che «l'ampiezza dell'area, la durata dell'esposizione, gli ecosistemi, la popolazione esposta, possono rendere rilevanti anche le basse concentrazioni». Si tratta infatti di un bacino che si estende per circa 74 mila metri quadrati, 71 mila sul territorio nazionale. La zona economica più importante d'Italia dove vivono 16 milioni di persone e dove si concentra il 37% dell'industria nazionale, il 55% della zootecnia e il 35% della produzione agricola. «E non va dimenticato che è proprio l'agricoltura ad utilizzare in modo consistente sostanze chimiche come fertilizzanti e pesticidi», ricorda Betoglio, sottolineando la necessità di arrivare ad una «più adeguata gestione del rischio legato ai pesticidi», come emerge dallo studio di Ispra. «La preoccupazione riguarda l'interazione tra diversi inquinanti, viste le lacune conoscitive in tema di effetti cumulativi, considerando poi - precisano da Legambiente - che la valutazione del rischio è fatta sulle singole sostanze».