«L'auto del futuro sarà pronta entro il 2035»
PAVIAIl futuro dell'automobile si intravede già all'orizzonte: produzioni di massa di auto elettriche, auto che si guidano da sole. Fino a qualche anno fa era soltanto lecito sognare, ma adesso le aziende si stanno avvicinando veramente all'obbiettivo. Corrono voci che si siano date una scadenza: il sogno diventerà realtà entro il 2035. Il pronostico è confermato dall'ingegnere Sergio Sereni, ex dirigente del gruppo Fiat, che, assicura, di queste cose se ne intende. Sereni sarà ospite oggi alle 18 al collegio Cairoli di Pavia: racconterà della storia dei veicoli a quattro ruote e di ciò che aspetta loro.Ingegnere Sereni, da dove si parte per capire davvero le dinamiche della rivoluzione in procinto di investire il mondo automobilistico?«Dal passato. Vorrei che voltassimo per un attimo tutti lo sguardo indietro per ricordare che grandi rivoluzioni l'auto le ha già vissute e affrontate. Mi riferisco, dalle origini, al passaggio delle vetture a tre ruote a quelle a quattro. Si considera, infatti, sempre come la prima autovettura con motore a scoppio la Patent Motorwagen del 1886 di Benz, ma in fin dei conti era un triciclo. La quarta ruota, fondamentale, arrivò nel 1888 con Daimler, il quale riuscì a posizionare il motore su una carrozza dell'epoca, sostituendo quindi il traino dei cavalli con quello automatizzato».Un altro cambiamento epocale?«Faccio un salto in avanti di decenni per arrivare agli anni Settanta del Novecento, quando le tecniche di produzione passarono dal fordismo al toyotismo. Fino ad allora ci si era abituati ad un mercato seriale, mentre dal Giappone arrivò la logica del "pool", cioè del mercato che comanda la produzione e non viceversa. Si iniziò, così, a produrre in base a quello che il mercato richiedeva, senza creare grandi volumi di fabbricazione. Scomparvero i magazzini e nacque il concetto del "Just in time", cioè dell'arrivare con la quantità giusta al momento giusto, eleminando scorte e sprechi».Questa mentalità va avanti tuttora? «Sì, e comporta un'attenzione enorme sulla qualità, anche dei fornitori. Oggi non sono tanto i modelli delle auto che si modificano, ma l'organizzazione della loro produzione, che ha pure trasformato la distribuzione del lavoro nelle aziende, a causa dell'introduzione dei robot, tendenza diventata dominante dagli anni Duemila».Quali sono le vere nuove sfide del settore? «Beh, prima di tutto l'auto elettrica: sostituire i motori inquinanti con quelli elettrici è uno dei principali obbiettivi della contemporaneità. Dimentichiamo, in questo contesto, però, le auto ibride, che hanno sia l'alimentazione a benzina sia elettrica, perché rappresentano un passaggio intermedio con lo scopo unico di soddisfare uno sfizio della clientela. Le prospettive comunque sono buone. Certo, l'auto elettrica oggi ha un'autonomia non maggiore di 350 chilometri, però sono certo che le sue vendite subiranno nei prossimi vent'anni un boom incredibile».Mentre per quanto riguarda le macchine senza pilota?«Sono il nostro futuro. Gli analisti esperti del settore ripetono che entro il 2035 ci saranno quasi esclusivamente macchine automatizzate e lei pensi che solo adesso ci sono ben ventidue case automobilistiche in California che stanno facendo test su test per rendere veritiera la previsione».Sono molte le problematiche da affrontare?«Principalmente quattro. La prima: per avere successo quest'automobile deve conquistare la fiducia dei suoi clienti e dimostrare di essere sicura. Vede, solo l'anno scorso c'è stato un incidente in cui uno dei veicoli non ha saputo distinguere un camion bianco dal cielo, andandoci addosso. Si sta provvedendo al difetto, aggiungendo ai sensori e alle telecamere pure dei radar, ma il lavoro è ancora tanto. Il secondo problema è cambiare la mentalità dei guidatori che considerano l'auto come una loro proprietà, quando deve diventare invece un servizio. Il terzo è la questione della possibilità di una produzione di massa. Il quarto è la definizione degli aspetti legali, perché, se capita qualcosa durante il viaggio, di chi è la colpa se non c'è un responsabile in carne ed ossa affiancato al computer?». Lei cosa ne pensa?«Io sono convinto che riusciremo a trovare delle soluzioni per tutto. Uber ha già istituito un servizio di taxi dall'aeroporto di Pittsburgh al centro città, per il quale utilizza una macchina senza pilota, anche se una persona è lo stesso presente per garantire la sicurezza. L'auto elettrica è cara, ma l'azienda Tesla entro l'anno metterà sul mercato statunitense un modello a 30mila dollari, il che mi pare un affare. Il car sharing, infine, sta venendo molto utilizzato e ci aiuta: come ho già detto, il futuro dell'auto non è nel suo concetto di bene di proprietà, ma di servizio cittadino». Gaia Curci