«Sport e voglia di vincere la buona competitività»

PAVIA Le ragazze del Collegio Nuovo conquistano per l'undicesima volta il Coppone, simbolo della vittoria del Torneo intercollegiale sportivo mentre i ragazzi del Collegio Fraccaro lo alzano per la nona volta. «Siamo molto contente - spiega la cremonese Marta Voltini, 24 anni, sesto anno di medicina - è una cosa cui teniamo molto e per la quale ci mettiamo in gioco subito. La nostra strategia è tenere duro in tutti gli sport, anche se ci piacerebbe vincere qualche torneo in più. Lo scorso anno abbiamo vinto solo nel volley». La venticinquenne bergamasca Chiara Bissolotti, laureata in fisica: «Lo sport è parte del collegio, crea il senso della squadra. Si vede dal tifo che abbiamo, il Coppone lo vince il collegio, sia chi gioca, sia chi tifa». Chiude la ventiduenne cremonese Maria Vittoria Galli, studente in medicina: «Ogni anno ci proviamo. In collegio abbiamo già un coppone, che va a chi lo vince per dieci volte. Ricominciamo e puntiamo le venti vittorie» Il ventiquattrenne cremonese Alberto Ficcarelli, medicina e il venticinquenne Andrea Colombo, sardo, economia, con farfallino e giacca blu, ritirano il Coppone in un tifo da stadio. «Siamo alla nona vittoria ce ne manca uno per averlo definitivamente - attacca Ficcarelli - il Coppone è il coronamento di un anno, è il frutto del lavoro e dell'unione che si crea. Lo sport è la valvola di sfogo e vincere il torneo è il segno di quanto il collegio sia unito durante l'anno. Siamo al secondo anno consecutivo nelle vittorie, ma la concorrenza cresce». (m.sc.)PAVIALo spettacolo dei duelli degli schermidori lungo il corridoio centrale dell'Aula Magna dell'Università di Pavia è stato una simpatica variazione sul tema dell'inaugurazione dell'anno sportivo accademico, poi aperto ufficialmente dal magnifico rettore Fabio Rugge. «Lo sport ha uno spazio sempre maggiore all'interno della nostra università - ha detto Rugge - i successi dei nostri atleti che spaziano un po' in tutte le discipline sono un segno distintivo ed esaltano doti come l'intelligenza, la tattica, la forza e il talento. La sana competitività nello sport è importante e aiuta anche nella vita». Dopo di lui è toccato al presidente del Cus Pavia Cesare Dacarro: «Non parlerò in dettaglio dei risultati ottenuti dagli atleti del Cus Pavia, poiché sono elencati per la premiazione. Quest'anno non abbiamo un risultato da annunciare con il botto, come un campionato del mondo medaglie importanti si, come il bronzo di Edoardo Buoli ai mondiali di canottaggio e l'argento di Andrea Dal Bianco ai Campionati mondiali universitari K4 1000. Significativo il ritorno alla vittoria di un equipaggio femminile nel quattro senza pesi leggeri campionato italiano di società: Marta Fraccaro, Martina Comotti, Elisa Mapelli, Laura Marchetti, senza tralasciare le dieci maglie azzurre. Il Cus ha vinto per la terza volta consecutiva la Regata Universitaria Pisa-Pavia». Dacarro ha poi parlato del tema della serata: la competitività nello sport e nel lavoro: «Per introdurre il tema è sembrato significativo portare in Aula Magna un'esibizione di scherma dove stoccate, parate e risposte descrivono perfettamente i vari aspetti della competitività nello sport. Nel 2016 gli iscritti al Cus sono stati 2.850, portatori di una differente tipologia e livello di competitività. Essere competitivi per gli atleti è arrivare primi. In altri termini, stabilite ed accettate le regole del gara, gli atleti si confrontano e si mettono in gioco per ottenere un risultato che potrebbe anche essere molto deludente. Nel lavoro essere competitivi è una condizione essenziale per "fare carriera". Oggi premiamo più di cinquanta atleti che hanno messo in gioco la loro competitività. Per questo, riteniamo opportuno che lo sport universitario si allarghi fuori dai confini dell'Ateneo, per fare in modo che la competitività già acquisita da un giovane attraverso lo sport non venga persa».Giovanna Mazzocchi Bordone, componente del consiglio di amministrazione dell'Università di Pavia e presidente del cda dell'Editoriale Domus, ha fatto un lungo discorso, toccando punti svariati, dal lavoro («La competitività fra aziende è diversa da quella dei dipendenti, ma entrambe utili. La prima abbassa i prezzi e spinge ad andare avanti, la seconda a essere più creativi») allo sport («Senza gli avversari non ci sarebbe competitività. Ci sono le partite ma anche le sfide personali, come nel pugilato. Spingono ad allenarsi e a lavorare con maggiore lena»). Il premio dell'Università di Pavia è stato conferito da Marisa Arpesella, delegato allo sport del Rettore, a Ferruccio Calegari, giornalista e storico di canoa e canottaggio. Dopo l'intervento di Susanna Bordone, due volte olimpionica nel completo, è toccato a Franco Arese, campione europeo dei 1500, presidente della Fidal e amministratore delegato della Asics prima e ora detentore del marchio Kharu. «La competitività è parte di ognuno di noi, nello sport e nella vita. Io sono stato atleta prima e poi dirigente e imprenditore nel mondo dello sport. Ho sempre fatto quello che mi piaceva e questa è stata una fortuna. Mi allenavo tre volte al giorno, ma non mi pesava, altro che fatica, lo pensavo quando al mattino vedevo entrare gli operai in fabbrica con certe facce...».Mauro Nasciuti, Commissario tecnico Cusi e presidente Cus Genova per 34 anni, ha chiuso: «Essere competitivi e cercare la vittoria è giusto, ma non ad ogni costo, seguendo le regole, evitando le scorciatoie». Il past president del Panathlon Pavia Angelo Porcaro e il consigliere Elio Bigi hanno consegnato a Sara Carta, mezzofondista del Cus, il premio Panathlon per l'Università per aver avuto, insieme a risultati, anche la media di 29,7 nel suo primo anno alla facoltà di Lettere. Via alle premiazioni di 56 atleti, di cui 7 col diploma di maestria (Edoardo Buoli, Matteo Mulas, Andrea Fois, Ciccarelli Stefano, Andrea Riva, Andrea Dal Bianco e Mirco Daher) e 49 col diploma di benemerenza. Maurizio Scorbati