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di Maria BerlinguerwROMAMichele Emiliano ci ripensa e non esce dal Pd. E, anzi, annuncia che sfiderà Matteo Renzi nelle primarie per guidare il partito. E così nel giorno della direzione del Pd convocata per fissare date e regole del congresso, le scissioni sono due. Quella di Bersani, Rossi, Speranza e D'Alema e quella di Emiliano che abbandona i compagna di strada con i quali aveva arringato la folla sabato scorso al teatro Vittoria e sceglie di restare in quello che Roberto Speranza definisce ormai il PdR, ovvero il partito di Matteo Renzi.«Nessuno mi può cacciare, questa è casa mia» dice Emiliano che ha comunicato solo all'ora di pranzo il suo ennesimo ripensamento a Speranza, ricevuto nella sede della Regione Puglia. Ma, a parte il colpo di scena del governatore pugliese, la direzione del Pd è senza pathos. I dirigenti sono costretti a entrare dall'uscita secondaria visto che quella principale è presidiata da un gruppo di tassisti inferociti. Matteo Renzi non c'è. È in volo per la California «per imparare dai più bravi come creare occupazione». Sulla sua pagina Facebook si dice «addolorato» per la scissione ma pronto a rimettersi in cammino. «Nessuno può fermarci» scrive l'ex premier prima di imbarcarsi. Al Nazareno è lui il convitato di pietra. Ma è Matteo Orfini, presidente dell'assemblea dem, a dare le carte. «Quando un segretario si dimette lascia le sue funzioni ed è improprio rivolgersi a lui per ciò che concerne le regole e lo svolgimento del congresso», dice. «Quello che è successo all'assemblea non giustifica gli addii», aggiunge assicurando che lavorerà fino all'ultimo momento utile per cercare di evitare strappi. Orfini legge i nomi dei membri della commissione congressuale. Fregolent, Carbone, De Maria, Guerini e molti altri, in base alle correnti. C'è anche Michela Campana, finita in una bufera mediatica perché intercettata con Salvatore Buzzi al telefono. «La candidatura di Emiliano porterà a delle ovvie integrazioni per dare rappresentanza alla sua candidatura», spiega Orfini. Pronto a nuove integrazioni nel caso Bersani ci dovesse ripensare. Cosa che scatena la reazione di Roberto Giachetti che fa mettere ai voti che no, l'integrazione riguarda solo i presenti oggi, ovvero Emiliano. Il primo a parlare è Gianni Cuperlo, con Piero Fassino che fino all'ultimo ha cercato di fermare i compagni che vogliono andare via. «C'è ancora uno spiraglio» dice. Cuperlo esprime profonda preoccupazione per la scissione in atto, «un danno storico destinato a immiserire il senso e la portata del Pd». «Rimettiamo mano alle regole mediamo le posizioni come facemmo quando si candidò Renzi che fu una novità importante di cui dovemmo tenere conto. Propongo di tenere il congresso a luglio dopo aver svolto la conferenza programmatica e dopo le elezioni amministrative: non penso che nessuno potrà sentirsi offeso per questa proposta», dice. «Non si può fare, ci sono le amministrative», replicano i dirigenti vicini a Renzi. E sulla stessa linea è anche Orfini che però rinvia alla commissione la decisione sulle date. Tocca a Emiliano. «Renzi è il più soddisfatto della scissione» dice elogiando Rossi e Speranza, «brave persone che sono state bastonate e offese dal cocciuto rifiuto ad ogni mediazione«. Ma siccome «chi lotta può perdere ma chi non lotta ha già perso», dice citando Che Guevara, Emiliano annuncia che resterà per sfidare Renzi. La corsa per la segreteria potrebbbe essere a tre se anche Andrea Orlando decidesse infine di partecipare. Sembrava fatta per Orlando. Ora però è di nuovo tutto incerto, «Non mi candido a guidare l'opposizione del Pd; se mi candido è per guidare il partito», fa sapere il ministro della Giustizia.Intanto in serata dal Nazareno trapela la notizia che sarà il vicesegretario dem, Lorenzo Guerini a presiedere la commissione congressuale. Al momento la data più quotate per le primarie che eleggeranno il nuovo segretario è il 7 maggio. La commissione proporrà il voto in una successiva direzione su date e regole per i candidati alla segreteria e per le primarie che saranno aperte.©RIPRODUZIONE RISERVATA