Il viaggio in Mongolia sulla Fiat Uno
PAVIAUn viaggio perfetto: definisce così il pavese Alessandro Cini il suo primo tentativo di fare il giro del mondo in Fiat Uno. Partito il luglio scorso da Pavia con la sua vecchia automobile del 1987, ha raggiunto in tre settimane Ulan Bator, la capitale della Mongolia. Guide senza sosta e pernottamenti arrangiati alla bell'e meglio non hanno scalfito il suo entusiasmo: per la prossima estate ha già in mente una nuova sfida, da Ulan Bator a Tokyo o da Ulan Bator a Shangai. Cini racconterà della sua esperienza appena passata e di quella che ha in programma di fare, giovedì alle 21.15 al collegio Cairoli.«Mostrerò fotografie scattate durante la traversata - spiega - paesaggi sconfinati che non pensavo esistessero. Insieme ai miei compagni, Daniele ed Elena Valera e Giovanni Veronelli, ho avuto la possibilità di ammirare la Russia siberiana, un luogo selvaggio e bellissimo, a molti sconosciuto. È stata un'esperienza fantastica e siamo stati fortunati: nonostante la maggior parte delle strade non fosse asfaltata non abbiamo mai bucato e non abbiamo neppure avuto imprevisti meccanici». Le più grandi difficoltà? «Il viaggio, andata e ritorno, era di circa 15mila chilometri, quindi era difficile mettersi in testa di dover stare al volante per quasi un mese tutto il giorno tutti i giorni, riuscendo ad organizzarsi con la benzina. E poi, anche passare le notti ovunque capitasse non era una passeggiata. Avevamo portato con noi l'attrezzatura da campeggio, che abbiamo usato qualche notte in Mongolia, ma spesso ci siamo riposati in vere e proprie bettole o motel per camionisti». Hanno però conosciuto tanti amici, gente del posto, soprattutto giovani, con cui poter comunicare in inglese. Cini e la sua squadra (la Team 241) hanno evitato, infatti, le grandi città proprio per potersi immergere più facilmente nelle tradizioni locali. «Molti si stupiscono che abbia fatto un viaggio del genere con una Fiat Uno - aggiunge - ma io non sono convinto che con una Cayenne di ultima generazione le cose sarebbero andate meglio, perché se ci fossero stati problemi elettronici saremmo stati rovinati, mentre con un'auto completamente meccanica si è sempre in grado di risolvere la situazione. Io sono affezionato alla mia Fiat Uno, mi ha insegnato a guidare. Inoltre, ho un motto: con piccoli mezzi si possono fare grandi cose. L'ho dimostrato raggiungendo Ulan Bator, perché fermarsi ora?». Gaia Curci