Attentato in Libia, premier illeso
C'è una testimone nel caso delle palme bruciate sabato notte in piazza Duomo a Milano dopo le interminabili polemiche sulla scelta di una pianta "esotica" da collocare nel cuore del capoluogo lombardo. «Ma cosa stai facendo, sei pazzo» gli ha urlato cercando di trattenerlo. Lui si è divincolato, le ha risposto con un gestaccio e una frase, forse un "fatti i fatti tuoi"». Giovane, poco più che ventenne, ben vestito, un montgomery sui jeans, questa la descrizione del vandalo, che avrebbe fatto tutto da solo. La donna, italiana, si è rivolta ai vigili urbani. Contro di lui ci sono le immagini delle telecamere e anche le parole del leader leghista Matteo Salvini, pure contrario alla scelta delle piante: «Il fuoco si usa per le grigliate d'estate». Arrivano davanti ai giudici scortati a braccia da due gendarmi ciascuno, mentre un elicottero sorvola la zona e i cecchini vegliano appostati sui tetti. I 47 imputati al processo per il tentato omicidio del presidente Recep Tayyip Erdogan la notte del fallito golpe in Turchia, tra cui 37 ex militari, compaiono tra rigide misure di sicurezza in un'aula di tribunale improvvisata nella provincia di Mugla, sulla costa egea meridionale. Per ospitare la prima udienza è stata scelta una struttura della locale camera di commercio, abbastanza grande da accogliere avvocati, parti civili e giornalisti. A pochi chilometri da qui, nella quiete del resort di Marmaris, il 15 luglio scorso venne tentato il blitz nell'hotel dove Erdogan era in vacanza con la famiglia, e da cui riuscì a fuggire solo pochi minuti prima dell'arrivo degli insubordinati che volevano farlo prigioniero, e forse ucciderlo. Tutti rischiano l'ergastolo.IL CAIROUn convoglio del premier libico Fayez Al Sarraj è stato bersagliato a Tripoli da una milizia a lui avversa: nessuno è rimasto ferito ma l'episodio, presentato da alcuni media come un tentativo di assassinare il capo dell'esecutivo, indica quanto instabile e pericolosa sia la situazione nella capitale libica. La versione più attendibile, o almeno quella più ufficiale, è stata fornita da un comunicato del Consiglio presidenziale del governo di accordo nazionale guidato dallo stesso Sarraj. Nel testo si ammette che un gruppo di non meglio precisati «fuorilegge ha tentato di attaccare il convoglio di auto» che trasportava «alcuni responsabili dello Stato»: «Ci sono stati colpi di arma da fuoco contro una delle vetture del corteo ma, grazie a Dio, nessuno è rimasto ferito». Il tentativo di attacco è stato sferrato durante il ritorno «dopo l'inaugurazione della nuova sede del Servizi di indagine generali», precisa il comunicato.La versione, ha confermato il portavoce del Consiglio presidenziale, Ashraf Tulty, è più aggiornata rispetto a quella che lui stesso aveva fornito in un primo momento in dichiarazioni all'agenzia Lana parlando di proiettili vaganti partiti da una sparatoria in corso per caso proprio durante il passaggio del convoglio. Citando proprie fonti, il sito di Skynews Arabiya aveva potuto affermare che «Sarraj e il presidente dell'Alto consiglio di Stato Abdulrahman Asswehly sono scampati a un tentativo di assassinio» quando il loro convoglio «è stato oggetto di intensi spari».L'episodio comunque sembra confermare valutazioni di analisti, come Mattia Toaldo del European Council on Foreign Relations, che Sarraj sia «debolissimo». A insidiarlo non c'è solo il generale Khalifa Haftar, uomo forte della Cireanica: ora c'è anche il redivivo ex-premier Khalifa al Ghwell, in crescita grazie al sostegno di miliziani di Misurata alla ricerca di un ruolo dopo aver stanato l'Is da Sirte.