Senza Titolo

di GIANCESARE FLESCAAgli albori del '900 il proletariato invocava nelle sue canzoni la Guardia Rossa "che vien dall'Oriente", portando con sè "il sol dell'avvenir", anche quello, si presume, proveniente da Est. Così si cantò per un secolo o quasi. E ora eccola qua, la Guardia rossa che vien dall'Oriente. Ha la faccia del dittatore nord-coreano Kim Jong-un: un satrapo megalomane che tiene in ostaggio il proprio paese facendolo morire di fame pur di arricchire i propri arsenali provvisti di bomba atomica e, chissà, perfino di bomba all'idrogeno, con un apparato missilistico da collezionista che mette in piazza appena può alla faccia di ogni convenzione internazionale. Ma Kim non se ne preoccupa troppo. Ogni volta che ne fa una delle sue, annunciate da una musa bellicosa della Tv di Stato, lui ride e beve, beve e ride circondato dai suoi gerarchi che appaiono in foto a rotazione, perché con frequenza quasi mensile, ne fa fuori qualcuno, meglio se parente. Sia detto, a sua parziale discolpa, che in un universo piombato come è la Corea del Nord, il gioco delle fake news impazza, coinvolgendo i corrispondenti da Pechino e da Hong Kong alla ricerca di altre Guardie Rosse ormai disperse.Figuriamoci la faccia di quei giornalisti quando scoppia la notizia dell'uccisione a Kuala Lumpur del fratellastro del padrone della Corea del Nord. Kim Jong-nam, questo era il suo nome, vive pericolosamente e muore fragorosamente: avvelenato, accecato, siringato, gasato non prima di aver tentato qualche colpo per difendersi. Ma le prime sentenze sono inequivocabili: l'ha ucciso suo fratello perché, trascinandosi da un paese asiatico all'altro più con la bottiglia che con l'iPad, diffondeva false notizie sulle vicende di casa. La versione viene accreditata da quasi tutti gli analisti. Si ricorda che l'uomo, figlio naturale di Kim jong-il, era stato esiliato quando, giovane padre, si fece fare passaporti falsi per sé per tutta la famiglia: a Tokio li beccarono e lui disse che voleva solo portare i bambini a vedere Disneyland. Pover'uomo! Lui, da ragazzo, viveva nelle sontuose residenze del Grandissimo Nonno Kim Il-sung e del padre, che avevano l'abitudine di passare il tempo, come Mao, in piscine odorose, circondati da giovinette. Per un bambino, l'inferno. Vuoi mettere Disneyland? Rimpatriato in gran fretta dopo l'avventura giapponese, il fratellastro lo condannò all'esilio, con un dignitoso appannaggio. E lui accettò volentieri, fece del mar della Cina il proscenio delle sue imprese e di Macao, un'isola cinese, la sua residenza. Presto la "paghetta" non gli bastò più. Messo alla porta da un alberghetto di Macao cui doveva 16mila dollari, chiese ed ottenne aiuto dai cinesi. Pare che a Pechino ci fosse chi pensava alla possibilità di riportare lui al potere, se Kim Jong-un si fosse spinto troppo oltre. La mozione di condanna dell'Onu per il suo ultimo lancio missilistico fu votata, per la prima volta, anche dai cinesi. E questo bastò per convincere il fratellastro a ordinarne l'esecuzione. Almeno così hanno scritto tutti. Ma se l'uccisione fosse stata davvero guidata dai servizi nord-coreani, è verosimile che l'abbiano ammazzato così? Le ragazze erano due, no, era una, c'erano di mezzo quattro uomini e non solo: il folto gruppo dei killer dell'aeroporto l'avrebbe lasciato morente ma non incosciente, in condizione quindi di rivelare un ultimo segreto, di lanciare un'ultima accusa. E invece i consolidati spioni del Kgb nord-coreano l'hanno fatto morire come in una sgangherata parodia dei Monty Python. Del resto, la cupa Pyongyang ha sempre avuto nel grigiore ufficiale,una componente pop. II capostipite Kim Il-sung voleva essere fotografato solo da una parte,per nascondere una gigantesca voglia di fragola. E Kim Jong-il, il papà dei due fratellini, fece una visita a Seul e diventò in breve un personaggio cult per tutti i ragazzi sud-coreani.©RIPRODUZIONE RISERVATA