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Domani sarà un mese esatto dalla strage di Rigopiano, una delle tragedie che hanno colpito al cuore un Paese già segnato dalle drammatiche perdite di vite umane causate dai terremoti degli ultimi anni. C'erano 40 persone nell'hotel sotto la montagna a Farindola, in provincia di Pescara, quel mercoledì, quando una valanga si è staccata da 2.200 metri di quota e ha investito la struttura. L'albergo è stato travolto da una massa di neve, alberi e detriti che aveva un fronte di 300 metri e una forza pari a 4 mila tir a pieno carico. Al termine di una settimana di scavi e ricerche in condizioni proibitive, il bilancio finale è stato di 29 vittime e 11 sopravvissuti, tra i quali 4 bambini. L'inchiesta aperta dalla procura di Pescara va avanti: tre informative distinte, oltre 40 testimoni ascoltati, pacchi di documenti acquisiti. Ma è solo l'inizio. Polizia, carabinieri e carabinieri forestali stanno terminando il lavoro preparatorio, ma la documentazione preliminare non sarà terminata prima di una decina di giorni. Nel frattempo la procura, che indaga per disastro e omicidio colposo, ha disposto le perizie mentre i Ris che sono tornati sul luogo della tragedia per misurazioni più adeguate con strumenti laser. I carabinieri hanno acquisito la parte relativa alle responsabilità eventuali del prima dell'evento, ossia «chi non avrebbe fatto quello che era di sua competenza», i nessi di causalità tra omissioni e morti, la ricostruzione tecnica legale delle morti, i momenti preparatori e le fasi successive all'allarme e l'allerta soccorsi. Telefonate, gestione di turbine e spazzaneve. Per questo sono stati acquisiti documenti e competenze della prefettura, della Regione, della Provincia, del Comune e del Parco del Gran Sasso e ascoltati tutti i sopravvissuti.ROMAErano alpinisti esperti Fabrizio Recchia, Mauro Franceschini, Antonella Gallo, e Antonella Gerini, traditi con un boato sordo dalla montagna che amavano ieri mattina, mentre scalavano la cascata di ghiaccio Bonne année di Gressoney Saint-Jean, in Val d'Aosta. I quattro ice climber sono stati travolti dal crollo improvviso della parte intermedia della enorme parete sulla quale si trovavano, provocato probabilmente dall'improvviso rialzo termico che fatto collassare il ghiaccio.Il quinto scalatore del gruppo, Tino Amore, spezzino, l'unico sopravvissuto alla tragedia, si è salvato perché si trovava più in alto rispetto ai compagni, nella parte superiore della cascata rimasta per fortuna integra. L'uomo, appeso a una corda, è stato recuperato dalle guide del soccorso alpino valdostano e trasportato in elicottero all'ospedale regionale "Umberto Parini" di Aosta. Le sue condizioni di salute sono discrete, ma l'uomo si trova in stato di choc.Sono due spezzini e due abitanti della provincia di Massa Carrara le vittime della tragedia: si tratta di Antonella Gallo,di 51 anni bancaria, di La Spezia, Fabrizio Recchia, 51 anni ingegnere residente nella provincia della Spezia a Vezzano Ligure, Antonella Gerini di 50 anni, architetto di Carrara, e Mauro Franceschini, 58 anni, di Caprigliola (Ms). Erano tutti iscritti al Cai. Franceschini e Recchia nel 2013 avevano anche aperto una nuova via sul Monte Bianco. Il primo era istruttore nazionale di alpinismo, mentre il secondo era istruttore di alpinismo e arrampicata libera. Anche le due compagne di scalate avevano una preparazione di alto livello e conoscevano bene la montagna.«Stavamo arrampicando quando c'è stato un boato fortissimo. Poco dopo abbiamo sentito l'elicottero - hanno raccontano due scalatori che si trovavano a poca distanza dal luogo della strage - Eravamo sulla cascata "Ciampa", che a quell'ora non prendeva sole, mentre "La Bonne année" era esposta» hanno spiegato i due testimoni, che solo dopo essere tornati a valle hanno appreso della tragedia avvenuta. «È difficile individuare con precisione la causa - ha spiegato Adriano Favre, direttore del Soccorso alpino valdostano - in questi giorni le temperature in Valle d'Aosta sono abbastanza rigide, ma ieri ci sono stati alcuni rialzi che potrebbero aver indebolito la struttura del ghiaccio con l'arrivo del sole». I dati rilevati dalla stazione meteo di Gressoney Bieltschocke confermano l'ipotesi: c'è stato un rialzo termico di oltre 17 gradi in appena due ore nel comune di Gressoney-Saint-Jean nella parte di mattinata che ha preceduto il drammatico crollo della cascata. Alle 9 di ieri infatti il termometro segnava -6,6 gradi, mentre alle 11, orario in cui è avvenuto l'incidente, la temperatura è improvvisamente salita a +10,9 gradi. Un secondo incidente, simile a quello avvenuto a Gressoney-Saint-Jean e nelle stesse ore, si è verificato sul versante francese delle Alpi: due ice climber inglesi sono morti mentre scalavano una cascata di ghiaccio. La caduta si è verificata nella zona di La Grave, non lontano da Grenoble.(m.r.t.)©RIPRODUZIONE RISERVATA