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di Gabriele RizzardiwROMA«Fermatevi! Non stravolgiamo il Pd per le velleità di una persona sola. Viene prima il Paese, poi il partito, poi le esigenze di ciascuno». Alla vigilia dell'attesissima assemblea e a un metro dallo strappo irreparabile, Pier Luigi Bersani, che ieri ha avuto un colloquio con il vicesegretario del Pd, Lorenzo Guerini, fa un ultimo estremo tentativo di mediazione. Con una lettera all'Huffington post l'ex segretario del Pd si appella a Matteo Renzi e a tutti i dirigenti perché fermino in tempo le macchine della scissione. Ma allo stesso tempo prova ad allontanare il sospetto di voler rompere l'unità del partito solo per ragioni di calendario: «Questioni di lana caprina, bizantinismi? Non scherziamo, le ragioni vere sono due». La prima: col ripiegamento della globalizzazione emerge una nuova destra «sovranista, identitaria e protezionista». Una destra alimentata dalle disuguaglianze, dalla disoccupazione e dall'immigrazione, la cui crescita ha innescato una «possibile regressione», alla quale il Pd risponde con «proposte di vent'anni fa». Ecco perché il Pd ha bisogno di un congresso vero, dove non si parli solo di leadership ma di idee: «Una discussione sincera può essere la nostra occasione, forse l'ultima» dice Bersani.La seconda questione che ha acceso la miccia della scissione è che il Pd di Renzi, secondo Bersani, «ha smarrito buona parte del suo progetto originario, che era fondato su una ispirazione ulivista e popolare». Una idea che si è nel tempo «rinsecchita, come se il campo largo del centrosinistra si riassumesse nel Pd e il Pd si riassumesse nel suo capo». Ma a pesare sono anche e soprattutto i voti persi per strada, le sconfitte ignorate, i giovani che guardano ai dem «con ostilità». A questo punto Bersani ritiene la discussione ineludibile e spera si possa ancora affrontare con «l'ordinario svolgimento delle cose». Cioè una «riflessione fondativa», che vuol dire congresso nei termini statutari, ovvero da giugno a ottobre. Dunque, dopo le amministrative. Non prima, come vuole l'ex premier che finora ha trattato la data, ma tenendo invalicabile questo spartiacque. Per l'ex segretario con la road map decisa dalla Direzione, con un congresso a partire dall'assemblea di domenica, «viene messa una spada di Damocle sul nostro stesso governo. Si trasforma il percorso congressuale in una immediata e rapida conta, cancellando così ogni ipotesi di riflessione strategica e bruciando l'unica possibilità di una correzione di rotta». E dunque Bersani si appella a tutti coloro che dentro il Pd hanno buon senso: «Al segretario e a tutti coloro che lo hanno sostenuto dico, non date seguito alle infauste conclusioni dell'ultima direzione. Fermatevi». Le diplomazie sono al lavoro per cercare di evitare il peggio. Sono ore difficili per il Partito democratico. Tutti i tentativi di mediazione sono finora falliti anche se la proposta di Andrea Orlando di una conferenza programmatica prima della fase finale del congresso riscuote consensi. «È un'ottima idea» dice il dem Francesco Boccia. «Le suggestioni e il percorso indicato da Orlando mi sembra possano essere un punto di partenza importante per la nostra discussione. Il Pd non può esistere, in un momento così complesso e difficile, senza la sinistra» aggiunge Angela Finocchiaro. Michele Emiliano, invece, continua a ripetere che un rallentamento della corsa verso il congresso è l'unico marchingegno che può disinnescare la scissione e si rivolge al ministro dei Beni culturali. «Franceschini ha la chiave per bloccare la scissione del Pd. Se ha la forza di dire quello che pensa, potrebbe spiegare al suo leader che è il caso di rallentare per tenere il gruppo unito. Ha ancora qualche ora di tempo» dice il governatore della Puglia e candidato alla segreteria Pd, che non risparmia bordate verso l'ex premier: «È finita l'epoca della rottamazione, ora bisogna ricostruire e Renzi non è la persona adatta». E ancora: «Il 4 dicembre ha sancito la fine di un impero durato mille giorni durante i quali non abbiamo quagliato nulla e abbiamo concentrato tutte le energie sulla riforma costituzionale bocciata dai cittadini». L'appello-ultimatum di Bersani sarà raccolto da Renzi? Difficile immaginarlo anche perché tutti i colloqui di ieri hanno prodotto l'ennesimo balletto di date sul congresso. L'ultima offerta è stata: congresso a maggio, anche inoltrato compresa la conferenza programmatica invocata da Orlando. La risposta dei bersaniani è stata: acqua fresca. Ragion per cui la maggioranza del Pd comincia a mettere già nel conto la separazione mentre Emiliano,Rossi e Speranza si preparano alla loro assemblea che si terrà domani a Roma. I tre presenteranno un documento che prevede di andare oltre il renzismo.©RIPRODUZIONE RISERVATA