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«Le richieste» di patteggiamento avanzate da Adriano, Fabio e Nicola Riva, «non possono essere accolte per assoluta incongruità delle pene concordate (...) a fronte dell'estrema gravità dei fatti contestati, costituiti (...) da plurimi reati di bancarotta fraudolenta caratterizzati da numerose distrazioni asseritamente realizzate attraverso le complesse operazioni», ricostruite dalla procura, «di importi rilevantissimi ai danni della società Riva Fire spa e Ilva spa». Così il gip di Milano ha respinto le istanze di patteggiamento concordate dopo mesi di trattative con la Procura e avanzate dal fratello e dai due figli di Emilio Riva, l'ex patron del colosso siderurgico scomparso nel 2014, nell'ambito dell'indagine sul crac del gruppo. Il giudice non solo non ritiene congrue le pene ma boccia pure l'intesa, che l'ex premier Renzi alla fine di novembre aveva dato come conclusa e di lì a poco operativa, spiegando che in realtà è «una bozza di transazione» con cui i Riva lo scorso 2 dicembre hanno dato l'assenso a far rientrare in Italia il miliardo e 330 milioni di euro, in gran parte sequestrato in una delle indagini condotte dalla Finanza e che doveva servire per bonificare l'impianto di Taranto.wROMARischiano di finire sotto processo i cinque carabinieri coinvolti nell'inchiesta sulla morte di Stefano Cucchi, avvenuta il 22 ottobre 2009 all'ospedale Sandro Pertini di Roma, una settimana dopo il suo arresto per possesso di droga. La Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per i tre militari che arrestarono il geometra, e che sono ritenuti gli autori del pestaggio che quest'ultimo avrebbe subito, per omicidio preterintenzionale. Per altri due carabinieri i reati contestati dal procuratore Giuseppe Pignatone e dal sostituto Giovanni Musarò sono quelli di calunnia e di falso. Di omicidio preterintenzionale sono accusati Alessio Di Bernardo, Raffaele D'Alessandro e Francesco Tedesco, all'epoca dei fatti in servizio al comando stazione di Roma Appia. Si tratta dei militari che il 15 ottobre 2009 arrestarono Stefano Cucchi in flagranza di reato per detenzione di droga. Tedesco è accusato anche di falso. Per i magistrati di piazzale Clodio i tre devono rispondere anche di abuso di autorità per aver sottoposto Cucchi «a misure di rigore non consentite dalla legge». Il tutto con «l'aggravante - è detto nella richiesta di rinvio a giudizio - di aver commesso il fatto per futili motivi, riconducibili alla resistenza di Cucchi al momento della foto-segnalamento». A Roberto Mandolini, comandante interinale della stessa stazione di Roma Appia sono attribuiti i reati di calunnia e falso. Accusa di calunnia anche per lo stesso Tedesco, e per Vincenzo Nicolardi, anche quest'ultimo militare dell'Arma. Schiaffi, pugni, calci che determinarono una «rovinosa caduta», poi «la condotta omissiva dei sanitari» che non lo curarono adeguatamente. A queste conclusioni è giunta la procura di Roma al termine dell'inchiesta bis sulla morte di Stefano. Conclusioni, quelle degli inquirenti, basate su perizie ed esami di laboratorio. Secondo gli inquirenti le botte procurarono lesioni al giovane che «durante la degenza all'ospedale Sandro Pertini subiva un notevole calo ponderale anche perché non si alimentava correttamente a causa e in ragione del trauma subito». Tutto ciò, per la procura, «determinò la morte» del detenuto. Nessun riferimento, da parte degli inquirenti, all'epilessia, indicata in una precedente perizia come probabile causa del decesso. La richiesta di rinvio a giudizio è stata accolta con entusiasmo da Ilaria Cucchi: «Oggi è una giornata storica, per la mia famiglia, per Stefano e per tanti altri - ha dichiarato - una giornata che dimostra come non ci si debba abbattere, né arrendersi, ma lottare per la verità». Un percorso lungo, quello seguito alla morte di Stefano. Per la decima volta, infatti, la complessa vicenda arriverà al vaglio di un giudice. L0attesa adesso è per la fissazione dell'udienza preliminare nel quale passeranno al vaglio del gup le singole posizioni degli accusati. E dopo processi, consulenze e perizie, davanti al giudice preliminare si tornerà a discutere di un pestaggio come causa principale e scatenante di quella morte, anche se il dito sarà puntato su persone diverse, rispetto a coloro che fino a poco tempo fa erano stati al centro dell'inchiesta della magistratura capitolina.