Il medico: «Troppi limiti nell’indagine sulla salute»

SANNAZZARO Nel 2010 il ministero della Salute, dopo la costruzione del nuovo impianto Eni Est, ordinò la prima indagine epidemiologica sulle popolazioni di Sannazzaro e Ferrera. Si è ora in una fase di stallo anche se i recenti incidenti in raffineria hanno scosso l'opinione pubblica, sinora restia a partecipare alle indagini effettuate dal team con a capo l'Università di Pavia. Il medico di igiene e medicina preventiva Graziano Beolchi, tra gli artefici dell'avvio del progetto, fa il punto della situazione: «A seguito della distribuzione del questionario, quello di prevalenza sulle patologie respiratorie, avvenuta nel luglio scorso, ha risposto solo il 40%. Di fatto è ancora attiva la raccolta delle risposte per raggiungere la quota del 70% che rappresenta la soglia minima per dare un valore scientifico alla ricerca». Per Beolchi, oltre alla diffidenza degli utenti intervistati, anche l'indagine sembra avere dei limiti: «Soprattutto, il fatto che si siano considerate solo le malattie respiratorie. Le patologie respiratorie sono certo rilevanti in zona, ma prima si sarebbe dovuto fare un'indagine per rilevare le patologie più frequenti e solo successivamente decidere quali patologie andare a studiare con il questionario. Avendo scelto subito le respiratorie, ne sono state escluse altre che necessitano invece di approfondimenti. Certo le patologie neurologiche e anche le emo-linfopoietiche avrebbero dovuto avere precedenza». Occorre ora potenziare la comunicazione alla luce della situazione emotiva che si è creata dopo i due incidenti Eni. L'occasione del periodo post-incidenti e il progetto per la discarica di amianto impongono di estendere l'analisi anche ad altre patologie e questo, secondo Beolchi, «va fatto per effetto dell'azione combinata degli inquinanti. Va estesa la ricerca degli inquinanti soprattutto sugli idrocarburi. E' importante descrivere il profilo dei metalli pesanti che possono essere presenti nelle polveri come il piombo, il cadmio, il mercurio, il cromo. Tutto questo senza considerare l'amianto, che se presente nelle quantità previste dalla discarica, aggraverebbe il quadro per le interazioni possibili con gli idrocarburi» Paolo Calvi