Unicredit, falsa partenza in Borsa
di Andrea Di Stefano wMILANO Parte molto male, peggio del previsto, l'aumento di capitale di Unicredit: il titolo ha chiuso in calo del 6,86% a 12,21 euro (-18,85 a 10,59 euro i diritti) trascinando in ribasso un po' tutti gli altri istituti di credito, in particolare Bper (-5,7%), Banco Bpm (-5,8%), Mediobanca (-4,1%), Fineco (-4,4%), Ubi (-5,5%) e Intesa (-2,4%), consegnando il primato negativo a livello europeo alla Borsa milanese, che ha chiuso in perdita del 2,2%. Negative anche le altre Piazze del Vecchio continente, spaventate dall'ipotesi Frexit e non rassicurate dal discorso del governatore della Bce, Mario Draghi. Nell'ambito dell'offerta da 13 miliardi di euro, la più grande mai vista a Piazza Affari, le nuove azioni vengono offerte al prezzo di 8,09 euro, che corrisponde a uno sconto sul prezzo teorico del 38%. L'operazione, totalmente garantita dal Consorzio bancario, prevede un rapporto di opzione di 13 titoli nuovi ogni 5 posseduti. Non ci sono, quindi, dubbi sul successo dell'operazione quanto sul riassetto della compagine azionaria che è destinata a riservare molte sorprese con ricadute anche su Mediobanca e le Assicurazioni Generali. Ieri in serata sono ripresi, con il voto sugli emendamenti, i lavori della Commissione Finanze del Senato sul decreto salva-risparmio. Venerdì il governo ha depositato un pacchetto di emendamenti che comprende molte correzioni di drafting e tocca alcuni dei temi considerati sensibili come il calcolo del valore delle azioni per gli istituti quotati che chiedono il salvataggio pubblico e il cui titolo è stato sospeso in Borsa per oltre 15 giorni come nel caso di MontePaschi. Il provvedimento è atteso in Aula oggi pomeriggio. In bilico la lista dei debitori insolventi, uno degli argomenti che ha tenuto banco nelle scorse settimane dopo la proposta lanciata dal presidente dell'Abi, Antonio Patuelli: quello che alla fine potrebbe vedere la luce è una relazione semestrale al parlamento sulle ricapitalizzazioni preventive bancarie in cui il ministero dell'Economia indicherà le informazioni relative "al profilo di rischio o al merito di credito" dei grandi debitori ma non i nomi. Le informazioni che il Mef dovrebbe fornire «con riferimento agli interventi effettuati nel semestre», sono riferite «alla data nella quale sono stati concessi i finanziamenti dei soggetti nei cui confronti l'emittente vanta crediti, classificati in sofferenza, per un ammontare pari o superiore all'1% del totale attivo». Tra i nodi che restano da sciogliere anche l'intervento per la trasformazione delle banche popolari in spa, tema accantonato anche per la pronuncia della Corte Costituzionale. Ieri, intanto, è arrivato un primo segnale positivo di ritorno alla normalità con il BBB+ assegnato dall'agenzia Fitch alle emissioni obbligazionarie con garanzia dello Stato effettuate da Mps, Popolare di Vicenza e Veneto Banca, allineato a quello dell'Italia. Un'inaspettata bocciatura della bad bank europea, lanciata la scorsa settimana dall'Eba (agenzia europea sulle banche), è arrivata ieri da Draghi: «Non sarebbe la soluzione». ©RIPRODUZIONE RISERVATA