Bruxelles: «L’obiettivo è l’unità»

ROMA Dopo essere stata sdoganata da Angela Merkel, e salutata da molti europeisti come il possibile salvagente di una Unione europea che rischia di affondare, l'idea di un'Europa a due o più velocità prende piede nella discussione politica. Ieri è toccato alla Commissione europea guidata da Jean-Claude Juncker mettere i paletti di fronte a un'idea che ancora non ha i contorni di un progetto definito. «I trattati permettono già di viaggiare a velocità diverse in certe aree - sottolinea il portavoce dell'esecutivo europeo Margaritis Schinas - ma l'obiettivo della Commissione è sostenere l'unità dell'Ue», ricordando l'euro, Schengen, il Brevetto europeo e l'Ufficio del procuratore Ue come «esempi delle diverse orbite che abbiamo». Ma se la velocità è importante, «altrettanto importante è la direzione del viaggio e per noi alla Commissione la direzione è l'unità dei nostri 27 Stati». Una linea che risuona anche nelle parole del tedesco Manfred Weber, capogruppo al parlamento europeo del Partito popolare, di cui fa parte anche Angela Merkel. L'Ue è un'unità, sottolinea Weber e «per principio non ci possono essere Stati di prima e seconda classe». Tuttavia, attacca, «non possiamo sempre farci dettare il ritmo delle decisioni politiche dai più lenti tra i Paesi membri». A Berlino, sono convinti che la strada sia questa. «Esiste già un'Europa a diverse velocità, come nel caso dell'Eurozona e di Schengen - spiega la cancelliera Angela Merkel - E in tutti i casi la Germania partecipa». I tedeschi dunque come capofila di cooperazioni rafforzate per integrarsi più in fretta in settori chiave, ad esempio quello della difesa comune minacciata da un eventuale depotenziamento della Nato dopo un possibile disimpegno da parte di Trump. L'ipotesi della doppia velocità è stata appoggiata nei giorni scorsi da Benelux e poi da Francia e Italia. Certo, a oggi è più una suggestione che un progetto. «Non è chiaro chi, cosa, come - attacca il presidente della Bce Mario Draghi in audizione davanti al Parlamento europeo - è un concetto forse non ancora completamente sviluppato. Credo sia una visione appena abbozzata». Un'idea non certo nuova, comunque, lanciata già negli anni Novanta dallo storico presidente della Commissione europea Jacques Delors e da allora riemersa ciclicamente come possibile soluzione per conciliare le differenti posizioni e possibilità degli Stati membri. Purché, come ironizza qualcuno sui social network, non si arrivi a un'Europa a 28 velocità, al termine di un anno irto di ostacoli potenzialmente letali per la costruzione comunitaria.