L’Ue sarà a due velocità

di Andrea Di Stefano wROMA Dopo il braccio di ferro sembra in discesa il confronto tra Bruxelles e Roma. È stato il premier Gentiloni, da Malta, a dare il segno che l'Italia, alla fine, si metterà in regola con le richieste della commissione. «L'Italia non rischia alcuna procedura d'infrazione perché è un Paese che ha deciso di rispettare le regole Ue e lo farà anche in questa congiuntura. Tuttavia lo farà nel modo, con tempi e strumenti che non siano tali da provocare effetti depressivi sulla nostra economia. Ne ho parlato con Juncker. Sono fiducioso che il negoziato tra Commissione e Tesoro si concluda positivamente». Poche ore dopo è arrivata la conferma da Bruxelles: «Per poter valutare le misure italiane (e prenderle in considerazione nelle previsioni economiche del 13 febbraio) servono maggiori dettagli e per questo sono in corso contatti» con il governo. A questo scopo ieri c'è stata anche una telefonata tra Moscovici e Padoan, le cui indicazioni, sia nella lettera che nel discorso di giovedì in Parlamento, mostrano per la Commissione sicuramente la giusta direzione da percorrere. Ad agitare le acque però ci ha pensato la cancelliera tedesca Angela Merkel in serata: «I leader europei potrebbero impegnarsi su un'Unione europea a differenti velocità» quando si incontreranno a Roma il prossimo 25 marzo per le celebrazioni del 60esimo anniversario del Trattato di Roma. I 27 Paesi dell'Unione europea a Roma dovranno infatti tracciare una tabella di marcia per il dopo Brexit. «Abbiamo imparato dalla storia degli ultimi anni - ha detto Merkel al termine del vertice a Malta - che ci potrebbe essere un'Europa a differenti velocità e che non tutti parteciperanno ai vari passi dell'integrazione europea». «Ritengo - aggiunge la cancelliera - che questo potrebbe essere incluso nella dichiarazione di Roma», in cui si traccerà un piano per i prossimi dieci anni, che tenga conto della crisi dell'Eurozona, della Brexit, del flusso dei migranti, del conflitto ucraino e delle nuove sfide che vengono dall'amministrazione Trump. Nella sua lettera all'Italia, la Commissione Ue aveva chiarito bene di cosa aveva bisogno: misure sufficientemente specificate, con un calendario chiaro e una lista che fosse resa pubblica. Quello che invece ha ricevuto non solo non corrisponde alle richieste, ma è anche difficile da giudicare. Sebbene, appunto, le misure indicate da Padoan (che sulla questione ha riferito al Senato in un'aula deserta) indichino una direzione giusta, per poter valutare le misure con precisione, e quantificare il loro impatto sul bilancio, serve maggiore chiarezza. La Commissione non avrebbe interesse ad aprire una procedura contro l'Italia, ma al momento si trova di fronte ad un problema reale, cioè quello di non riuscire a valutare le misure in assenza di dettagli specifici sulle stesse. I tecnici del ministero sono al lavoro per produrre un documento di dettaglio, che possa essere lo stesso da trasmettere al Parlamento per l'aggiornamento del Def, ma anche per verificare che alcuni strumenti (come l'estensione della reverse charge dell'Iva) non vadano in contrasto con le regole comunitarie come era accaduto due anni fa con la grande distribuzione. Sul tema dell'evasione Iva è la stessa commissione a confermare che si tratta di 37-40 miliardi di euro di mancati introiti che assegnano al nostro paese il secondo posto in Europa dopo la Grecia con un tasso del 33%. Più polemiche suscita, invece, l'incremento delle accise che è ormai dato per certo: già oggi le imposte italiane sui carburanti sono di 22 centesimi al litro superiori alla media Ue pari al 66% del prezzo alla pompa dei carburanti, ma indubbiamente questo sembra essere lo strumento certo anche in termini di incassi come chiede Bruxelles. ©RIPRODUZIONE RISERVATA