Tagli e lotta all’evasione nella lettera a Bruxelles

ROMA «Stiamo riprendendo il cammino della crescita e non possiamo farci mettere dei sacchi di sabbia che ci appesantiscono. Quindi, la nostra risposta alla Commissione europea non può che essere negativa: non possiamo accettare una manovra che deprime gli spiragli di crescita». Angelino Alfano, ministro degli Esteri, conferma la linea del governo, che ha escluso «manovre estemporanee» di correzione dei conti. Questo vuol dire che con la lettera che invieranno questa sera a Bruxelles, Paolo Gentiloni e Pier Carlo Padoan scriveranno di voler continuare a puntare su riforme, sostegno alla crescita, recupero dell'evasione, sostenibilità del debito pubblico. Ma, soprattutto, metteranno nero su bianco la cifra delle nuove risorse necessarie per fronteggiare l'emergenza terremoto. Sul tavolo, la lettera della Commissione europea che ha chiesto una correzione dei conti da 3,4 miliardi, pari allo 0,2% del rapporto deficit-Pil. Sullo sfondo la determinazione di Renzi di andare ad elezioni anticipate entro giugno e, dunque, a evitare ogni manovra correttiva e qualsiasi aumento delle tasse, Iva compresa. Gentiloni e Padoan hanno scartato lo scenario dello scontro frontale, quello che immaginava le eventuali sanzioni di Bruxelles come un'arma da utilizzare in campagna elettorale. Dunque si va verso una mini-correzione, del valore ancora indefinito: anziché lo 0,2%, si scenderà allo 0,1%? O ancora più in basso? In questi casi il governo dovrà limare spese per una somma che oscilla tra il miliardo e il miliardo e mezzo. Nel ventaglio delle ipotesi tecniche elaborate dal governo viene di fatto escluso qualsiasi aumento di tasse come il ritocco dell'Iva, ipotesi contro la quale due giorni fa ha tuonato l'ex premier Matteo Renzi. Ma rimangono sul tavolo gli strumenti che potrebbero essere presentati come lotta all'evasione e all'erosione fiscale. Tra questi spicca l'ampliamento del reverse charge (particolare meccanismo di applicazione dell'Iva), la misura era già tentata da Roma e bocciata dalla Ue nel 2015 per quel che riguarda la grande distribuzione, ma i tecnici sono al lavoro su più di un settore. Da qui potrebbero arrivare fra gli 800 milioni e il miliardo, mentre qualche altro centinaio di milioni sarebbe da ricercare nelle pieghe del bilancio con interventi sulla spesa. Anche in questo caso, si tratterebbe di un anticipo di misure successive. È improbabile, però, che i dettagli trovino spazio nella lettera alla Ue, in cui Roma risponderà punto per punto ai rilievi mossi da Bruxelles a cominciare da quello sul debito, richiamando anche i "fattori rilevanti" (bassa crescita, deflazione ) che giustificano lo scostamento dai target, ma si limiterà a un'indicazione di strategia sulle mosse successive. Da dove arriveranno i fondi? Nel mirino ci sono le spese dei ministeri ma non solo. Qualche altro intervento potrebbe riguardare i giochi. Allo studio c'è uno slittamento delle gare per le sale scommesse. L'intenzione sarebbe quella di offrire una proroga agli attuali gestori fino al 2021, ottenendo in cambio il pagamento di una quota annuale che complessivamente potrebbe portare nelle casse dello Stato 70-80 milioni. Un leggero intevento dovrebbe esserci anche sulle accise del tabacco. (g.r.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA