Ilva, cinquemila operai in cassa integrazione
TARANTO Quasi cinquemila lavoratori in «aspettativa temporanea», così come è stata definita dall'Ilva, per dodici mesi. È quasi la metà della forza lavoro dello stabilimento di Taranto che dovrà restare a casa, a partire dal 3 marzo (cui si aggiungono altre 80 unità a Marghera), con il ricorso alla cassa integrazione straordinaria. Lo ha comunicato l'azienda ai sindacati nel corso del consiglio di fabbrica che ha avviato le consultazioni per il rinnovo degli ammortizzatori sociali, ormai in scadenza. Una proposta che è stata «rispedita al mittente» dai sindacati, contrari ad ipotesi peggiorative per i lavoratori. L'anno scorso il numero di lavoratori sottoposti a contratto di solidarietà era stato contenuto in 3.095, ma questa volta l'Ilva ammette problemi di sostenibilità finanziaria degli oneri derivanti dalla gestione d'impresa, comprendenti gli ingenti costi di adeguamento alle prescrizioni Aia, che hanno progressivamente aggravato la situazione di illiquidità. Nel documento consegnato ai sindacati si annuncia la necessità di ricorrere alla Cigs per 4.984 dipendenti dello stabilimento di Taranto (su un organico di 10.977 unità, quindi il 45,40%) e 80 dell'hub logistico di Marghera. Fonti aziendali fanno comunque sapere che si sta lavorando con il governo «per mantenere lo stesso livello reddituale previsto nei precedenti strumenti». In base al nuovo assetto di marcia l'output di produzione sarà di circa 16.500 tonnellate al giorno di acciaio rispetto alle 30mila producibili in pieno assetto produttivo. Ciò porterà inevitabilmente - hanno chiarito i dirigenti del Siderurgico - a una ridotta alimentazione dei reparti a monte e a valle dello stabilimento di Taranto e delle altre unità produttive tra cui Marghera, a cui sono destinate lamiere e coils dello stabilimento di Taranto. Alla crisi economico-finanziaria internazionale e alla condizione generale del mercato dell'acciaio, si è associata a partire dal 2012 - ha spiegato l'azienda - una «complessa vicenda amministrativa, legislativa e giudiziaria che ha interessato l'unità produttiva di Taranto». I sindacati sono sul piede di guerra. Fim, Fiom, Uilm e Usb, ritenendo inaccettabile aprire un confronto sulla Cigs in quanto peggiorativa in termini di tenuta rispetto al passato, hanno rispedito al mittente la proposta aziendale chiedendo che la discussione venga trasferita al Ministero per ricercare una concreta risoluzione che tuteli i lavoratori.