Alle mense di carità 200 persone al giorno

di Stefania Prato wPAVIA Circa 100mila pasti all'anno, quasi 274 al giorno. Pranzi e cene distribuiti quotidianamente nelle mense allestite nell'oratorio di San Mauro, a Canepanova e alla Casa del Giovane ad oltre 200 persone. Senza dimenticare i circa 6300 pranzi al sacco che all'anno, tutte le domeniche, vengono erogati dalla parrocchia di Santa Maria di Caravaggio. E poi ci sono le 280 famiglie che ogni mese possono contare sui pacchi preparati dai frati di Canepanova e dalla Caritas. «Parliamo di famiglie spesso numerose, genitori che non riescono a mantenere i loro bimbi». Sono i numeri della povertà. Che ha sempre di più il volto di cittadini italiani. Il 70% di loro è pavese. E che ha sempre di più il volto dei giovani. Il 50% di coloro che bussa per chiedere un po' di cibo ha meno di 30 anni. Dai dati dell'Osservatorio della Caritas emerge infatti che su 4 persone che domandano aiuto, 2 sono giovani. «E molti di loro si vergognano, vengono qui solo qualche volta, domandano un po' di pane e poi spariscono per giorni, facendosi rivedere dopo parecchio tempo», spiega don Franco Tassone parroco di San Salvatore e responsabile dell'Uffici pastorale del lavoro. «Le nuove generazioni sono quelle che, per la prima volta nella storia del nostro Paese, soffrono maggiormente la povertà», dice don Franco. Non studiano e non lavorano. «Al massimo ottengono qualche lavoretto, un'instabilità che non li mette nelle condizioni di pianificare il futuro, nè di farsi una famiglia». Il sacerdote scatta la fotografia di una Pavia sconosciuta. Che sopravvive grazie ad offerte e a donazioni, «grazie alla Provvidenza», ammette. Quella che ha permesso l'acquisto di una nuova cucina per l'oratorio di San Mauro. Costo 60mila euro. E di una nuova cella frigorifera da 3500 euro. Ma il bisogno cresce. Nell'ultimo anno è aumentata del 20 per cento la richiesta ai centri di aiuto territoriali. Una media di 35 persone ogni notte dorme all'addiaccio, «è il numero di candele che distribuiamo quotidianamente. Servono per affrontare il buio», fa sapere don Tassone che parla di «emergenza importante». Don Dario Crotti, della Caritas, ogni mercoledì sera raggiunge i clochard e porta loro tè caldo per combattere il freddo, «è il sommerso del sommerso», dice Simone Feder della Casa del Giovane. «Il centro di ascolto organizzato all'oratorio di San Mauro riesce ad intercettare situazioni di indigenza molto forti, cercando di aiutare chi ha problemi di salute, fornendo i medicinali necessari - spiega don Franco -. Ma non riusciamo a far fronte a tutto il bisogno». Un bisogno complesso, ammette il sacerdote. «Molti di coloro che ora devono affrontare situazioni di disagio solo poco tempo fa erano persone benestanti che poi hanno perso il lavoro oppure pensionati con una pensione minima. Si sono poi aggravate le difficoltà di chi può contare su un'occupazione, i cosiddetti working poor, magari sotto-occupati o a bassa remunerazione».