Stoffa e lana per la donna “scheletro”

di Maria Grazia Piccaluga wPAVIA La donna scheletro - nel racconto di Clarissa Pinkola Estès, psicanalista junghiana impegnata nella ricerca della felicità - viene ripescata dalle profondità dei gelidi mari del Nord e riportata in vita dalla compassione e dall'amore di un pescatore. Il suo corpo emaciato si riveste di carne, il cuore torna a battere. E' il simbolo della rinascita, canovaccio dal quale lo scorso ottobre sono partiti anche gli artisti, pazienti e collaboratori, che hanno frequentato l'atelier di Terapeutica artistica dell'Università di Pavia, nell'ambito della quinta edizione di "Aliment–arte". E che hanno plasmato un nuovo corpo, scrigno dell'anima, intrecciando morbide lane, stoffe, ricami, colori, perle e piume. Un progetto nato all'interno di una collaudata collaborazione tra l'Accademia di Belle Arti di Brera (con la sua laurea magistrale di Terapeutica artistica fondata da Tiziana Tacconi e Laura Tonani) e il laboratorio di Psichiatria, Cultura e Ambiente diretto dalla professoressa Vanna Berlincioni. Ne è nata una mostra dal titolo "Corpi d'amare" che sarà inaugurata venerdì alle 18 al Palazzo del Broletto, in piazza Vittoria a Pavia, a cura di Anna Bassi, con la supervisione di Berlincioni e Daniela Zarro . E che rimarrà aperta al pubblico fino a domenica 29 (alle 16.30 una delle partecipanti intratterrà gli ospiti al violino). La mostra ha il patrocinio di Comune di Pavia e Sipm. Orari: 10.30-19. In 14 incontri settimanali gli artisti hanno costruito il corpo di uno "scheletro" in plastica, a grandezza naturale. «E' stato rivestito dapprima da uno strato epiteliale di tessuti rossi impreziositi da decori, perle, ricami e sonagli che gli hanno ridonato vita proprio come nel racconto – spiega Anna Bassi, laureanda in Teoria e pratica della Terapeutica artistica – La stoffa, per la sua capacità di trasmettere calore e morbidezza, è stata la protagonista indiscussa dell'atelier: cotone, pannolenci, raso, iuta, tessuti vellutati e traforati hanno accompagnato gli incontri e sedotto le mani con le quali veniva lavorata. Si è trattato di un lavoro lento, accurato e meticoloso, in quanto la sfera tessile ci riporta a un'altra dimensione che richiede tempi lunghi, più consoni per l'animo umano purtroppo sempre sottoposto a ritmi troppo frenetici». Un lavoro corale che ha prodotto un'opera condivisa. «La terapeuticità dell'azione è data infatti, dal percorso stesso che il corpo-azione svolge plasmando la materia ed entrando in relazione con essa – spiegano i responsabili del progetto –. Dal fare pratico, dall'incontro con il mondo artistico la persona viene modellata e acquisisce maggior conoscenza della propria identità, che vede riflessa nell'opera costituita dal suo stesso fare. E' fondamentale che l'opera venga condivisa e nasca non solo dal dialogo con la materia ma dal dialogo con altre persone unite da un comune progetto artistico. L'opera non sarà marchiata dall'individualità specifica di un artista ma apparterrà all'intera collettività che l'ha prodotta». Il tema dello "scheletro" eocato dal racconto non è stato facile da affrontare. Ha messo in gioco sensibilità ed eseperienze diverse. «Ogni partecipante ha inoltre dato vita a un proprio "scheletro" personale, utilizzando la materia che più gli era congeniale. Corteccia e legni, acquerello, sabbia colorata, piume e molto altro, lavorati con le mani e con il cuore» aggiunge Anna Bassi. In mostra saranno presenti anche le opere inedite realizzate nella quarta edizione del progetto Aliment_arte, curata da Oxana Redina: piatti in terracotta dai colori sgargianti.