Trump, disgelo con Putin «Basta con le sanzioni»
di Andrea Visconti wNEW YORK Le sanzioni Usa nei confronti della Russia sono un retaggio del passato. Con queste parole Donald Trump apre la porta all'ipotesi di cancellare le sanzioni economiche contro Mosca, in vigore da anni. Un'affermazione che ha sorpreso gli osservatori politici perché fatta sulla scia dei sospetti che Vladimir Putin abbia autorizzato azioni di hackeraggio che avrebbero danneggiato Hillary Clinton a favore di Trump. La dichiarazione arriva dopo la notizia che la francese Marine Le Pen, candidata del Fronte Nazionale alle prossime presidenziali, è stata vista alla Trump Tower. Non ha incontrato "The Donald" ma con il presidente eletto è in corso un'operazione di avvicinamento. Le Pen infatti è stata ospite a casa di George Lombardi, un personaggio che da anni lavora per favorire i contatti fra la destra in Europa, specificamente la Lega e Forza Italia, e politici conservatori negli Usa. «Se i russi ci aiutassero veramente perché mai qualcuno dovrebbe mantenere in vigore sanzioni, se stessero facendo grandi cose?» ha dichiarato Trump nel corso di un'intervista al Wall Street Journal. Intenzioni precise dietro a un linguaggio però alquanto generico. Non è chiaro a che cosa si riferisca il Tycoon parlando di «grandi cose», anche se sembrerebbe indicare una maggiore cooperazione in materia di terrorismo. Non è un caso infatti che prima ancora che Trump arrivi alla Casa Bianca, dal Cremlino sia partito un invito a partecipare a un incontro sulla Siria che si terrà in Kazakistan, dove ci saranno anche Iran e Turchia. La tempistica dell'invito ha lasciato molti perplessi. È stato l'ambasciatore russo a Washington a estendere l'invito a Mike Flynn, l'uomo che sarà il prossimo capo del Consiglio per la Sicurezza nazionale. Era il primo gennaio e l'amministrazione Obama annunciava l'espulsione da Washington di 35 funzionari russi per punire Mosca per le azioni di hackeraggio a danno del candidato democratico alla Casa Bianca. In contemporanea, tuttavia, Flynn telefonava all'ambasciatore Sergey Kislyak. In teoria la conversazione era finalizzata a negoziare il primo contatto telefonico diretto fra Trump e Putin. In realtà il capo dell'Nsa ha chiesto al diplomatico che il suo governo non reagisse con l'espulsione dalla Russia di altrettanti funzionari americano. Durante la telefonata Flynn ha rassicurato Kislyak sul fatto che dopo il 20 gennaio le relazioni fra Usa e Russia saranno molto diverse rispetto all'era Obama. In cambio l'ambasciatore ha esteso al futuro capo del Nsa l'invito a partecipare all'incontro in Kazakistan. Mai Mosca aveva chiesto all'amministrazione Obama di essere parte della soluzione in Siria. Lo scenario politico nella regione infatti è dominato dall'alleanza tra Putin e il presidente siriano Assad, che il governo di Washington ritiene essere il problema, e non la soluzione. Ora si prospetta un allineamento Putin-Trump, con il nuovo presidente americano che vede in Assad non un brutale dittatore bensì un nemico degli jihadisti dello Stato Islamico. ©RIPRODUZIONE RISERVATA