«Ospedali saturi, la colpa anche nostra e dei pazienti»

VOGHERA «Se gli ospedali scoppiano e il numero eccessivo di accessi paralizza l'attività dei Pronto soccorso, anche a Voghera, parte della responsabilità è dei medici di base e degli stessi pazienti». Fabio Chiesa fa il medico di famiglia dal 1993. Con due colleghi ha allestito uno studio. «Noi siamo aperti sette ore al giorno, dal mattino fino alle 19 e il sabato mattina – spiega – facciamo medicina generale, ci occupiamo anche di ipertensione, diabete, bronchiti cronica, oltre a tutte le vaccinazioni. Un nostro assistito lo mandiamo al Ps solo in presenza di patologie cardiache e di altri gravi sintomi, con lettera e impegnativa. Non certo per un banale raffreddore o qualche linea di febbre». Chiesa non nasconde, però, che c'è chi lavora in modo diverso. «Nessuna critica, nè polemica, ma so di colleghi che tengono aperto l'ambulatorio solo un paio d'ore al giorno, un periodo del tutto insufficiente a soddisfare le richieste. Forse la soluzione sta nell'associarsi con altri medici di base». E i pazienti? «La moda dilagante è ormai quella di recarsi sempre e comunque al pronto soccorso, anche per un semplice malessere passeggero. Un abuso rispetto a quella che dovrebbe essere la funzione effettiva di quelle strutture. Ricordo quando, giovane medico alle prime armi, feci uno stage al Ps di Voghera. Primarimo era il professor Nicrosini, gli accessi in un giorno saranno stati una ventina al massimo, dieci al mattino e altrettanti al pomeriggio. Tutto un altro andazzo, adesso servirebbe un'educazione alla salute che eviti gli eccessi». Quanto alla psicosi-meningite, «non c'è nessuna emergenza – avverte Chiesa – i casi in Italia sono più o meno gli stessi da anni, adesso i media enfatizzano i decessi, ma non ci sono aumenti nè si può certo parlare di epidemia. La gente però sente le notizie ai tg e si impaurisce». (r.lo.)