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MENCONICO Parole e spese inutili in alta collina n A fine anno, come di consueto, il nostro primo cittadino ha fatto distribuire un pieghevole dal titolo "Menconico notizie, dicembre 2016" pieno zeppo di amenità, alcune delle quali degne di essere segnalate a un più vasto pubblico. Cito testualmente: "A causa di leggi statali assurde ed illogiche, i Comuni non possono spendere i soldi che hanno per eseguire i lavori che la nostra gente richiede." Mi chiedo allora come abbia potuto eseguire tutti i lavori elencati nello stesso pieghevole. Nessuno sa per esempio che la costruzione di due semplici tettoie per cucinare la carne all'uso argentino è costata al Comune la bellezza di euro 20.000 ed è passata come "riqualificazione del contesto urbano" . Era un'opera di estrema necessità ed urgenza ...che verrà sfruttata per sole due serate all'anno. Sul fiume di denaro pubblico che si sta per riversare in Oltrepò il nostro non sta più nella pelle: continua a comunicare cifre e a fare riassunti dei finanziamenti.Progetti e idee per il nostro Comune? Manco una traccia. Non c'è da stare sereni visti i precedenti sprechi (area camper, tartufo nero e centro turistico). Infine l'ormai annosa questione delle Unioni di Comuni. Da come la racconta il nostro, non si farà nulla di serio. La maggior parte dei Sindaci dell'Oltrepò collinare, tranne alcuni più lungimiranti, difenderà strenuamente il proprio fortino-municipio e cercherà soluzioni di facciata, pasticciate e non impegnative: l'esatto contrario dello scopo per cui sono sorte le Unioni. Alessandro Callegari consigliere comunale, Menconico I CONTI DEL REFERENDUM Quanti falsi disastri per spingere il Sì n Referendum costituzionale del 4 dicembre scorso. "Investitori in fuga, crollo di Borsa, caduta del Pil, nuova povertà" erano le previsioni di politici, imprenditori, banche d'affari, agenzie di rating. A prospettare scenari negativi per l'economia ha cominciato Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria. Ma il catastrofismo confindustriale è esploso in tutta la sua virulenza quando, "in autunno, a dare spessore alle argomentazioni è arrivato l'ufficio studi dell'associazione". Con queste previsioni: 430mila nuovi poveri, quattro punti di crescita in meno, 258mila nuovi disoccupati, a fronte di 319mila posti in più in caso di Sì. L'effetto del No sarebbe costato lo 0,7 per cento di Pil nel 2017 e l'1,2 nel 2018, "se vince il No addio investimenti, il Paese si fermerebbe". Netta quanto inopportuna l'uscita dell'ambasciatore statunitense John Philips a luglio: "Il No al referendum sulla riforma costituzionale sarebbe un passo indietro per gli investimenti in Italia". A novembre, dal palco della Leopolda, sono arrivate dichiarazioni del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti: "Credo che con una vittoria del No si creerebbe un'incertezza grave che bloccherebbe gli investimenti per un certo periodo di tempo". Non si sbilanciava invece sugli effetti del No il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, perché non aveva dubbi: "Vincerà il Sì, ne sono sicuro". A poco più di un mese dalla vittoria del No, ecco il quadro: la Borsa, misura della fiducia in un paese è salita del 15 per cento, la migliore d'Europa. Per mancanza di spazio si chiude qui l'elenco in positivo dopo 19 milioni di No. Ma parlano i 19 milioni di No! Ugo Barbero San Genesio e Uniti