«Così letterati e scrittori parlano di Pavia»
PAVIA È una guida turistica, ma non indica i luoghi e i monumenti più belli da visitare né i ristoranti migliori dove andare a mangiare. "Per una guida letteraria della provincia di Pavia" (Nuova tipografia popolare, 2016, pp.336, euro 20) inizia con una citazione del Paradiso di Dante, in cui viene nominata la basilica di San Pietro in Ciel d'Oro, e propone al lettore una serie di articoli su testimonianze letterarie di scrittori italiani e stranieri riguardanti la provincia pavese, raccolti dal 2005 al 2016 dal loro stesso autore Paolo Pulina, giornalista pubblicista di origine sarda ma stabile nell'Oltrepo da quarant'anni. Si tratta del secondo volume della collana omonima pubblicata nel 2005. «Nella mia attività di pubblicista, di insegnante all'Università della terza età e di funzionario dell'assessorato alla cultura della provincia – spiega Pulina – mi sono ritrovato in mano, giungendo alla pensione, tantissimo materiale che mi sembrava il caso di sistemare e catalogare per condividerlo con il maggior numero di persone possibile. Non pretendo certo col mio lavoro di essere esaustivo, ma mi auspico che, leggendo le mie ricerche e i miei appunti, altri pavesi s'incuriosiscano e si dedichino al medesimo tipo di approfondimento, per osservare Pavia da un punto di vista originale mai avuto». Il libro non è indirizzato ai turisti, che visitano la città solo per un paio di giorni, neppure per chi qui ha un appartamento ma la casa altrove ed è solo di passaggio per lavoro. Pulina, mentre ha radunato le proprie carte, ha pensato proprio ai pavesi doc, quelli che abitano da sempre in Strada Nuova, magari di fronte all'università, eppure non sanno quali personaggi l'abbiano abitata o resa celebre. Le curiosità, dunque, che si possono scoprire sono molte: la duchessa di Polignac, Yolande de Polastron, amica e confidente della regina Maria Antonietta, uno dei personaggi più in vista della corte di Luigi XVI re di Francia, nel 1789 visitò il Museo di storia naturale allora diretto da Lazzaro Spallanzani; Cristoforo Colombo, lo scopritore dell'America, era di famiglia pavese e sue presunte ceneri sono tuttora conservate nella biblioteca Universitaria; Goffredo Mameli, autore del testo dell'inno nazionale, nel 1848, a capo dei mazziniani di Genova fece celebrare una messa in requiem durante la quale la bandiera tricolore venne collocata sul catafalco, cinto da quattro epigrafi: nella prima si leggeva "Agli studenti di Pavia martiri della fede italiana", in onore dei nostri patrioti caduti durante i moti. «Sono tutte notizie che io ho scoperto consultando gli archivi e non si possono trovare su internet – aggiunge Pulina – Oltre ai protagonisti celebri della storia nostrana e internazionale che sono giunti qua, ho però riservato spazio anche agli scrittori della provincia, come Cesare Angelini, Gianni Brera, Maria Corti, dilungandomi molto sulla figura di Carolina Invernizio, nata a Voghera nel 1851 e compositrice di oltre cento romanzi popolari che, a mio parere, non sono mai stati abbastanza valorizzati, in particolare dai suoi compaesani». L'autore s'è soffermato poi, in un capitolo a parte, sul rapporto tra Pavia e la Sardegna (argomento a lui caro dovuto alle proprie origini). Racconta, ad esempio, del lago Omodeo nella provincia di Oristano, bacino idrico artificiale intitolato ad Angelo Omodeo, nato a Mortara. Oppure dell'amicizia tra il filosofo, scrittore e giornalista pavese Defendente Sacchi e lo storico e uomo politico sardo Giuseppe Manno. Fa riferimento, infine, alla convenzione di collaborazione tra la nostra università e quella di Sassari. «L'obbiettivo di tali collegamenti – conclude – è esortare ad un'educazione interculturale. Attraverso il colloquio tra Sardegna e Pavia voglio infatti ispirare ad una riflessione sul legame tra Pavia e ogni regione del Paese, perché gli emigrati negli anni sono stati tanti e ciascuno di essi s'è sedimentato culturalmente, io per primo, qui, donando un'indiscussa maggiore ricchezza alla città, facendola diventare, in un certo senso, cosmopolita e non più provinciale». Gaia Curci