Siria, c’è la tregua Ma 700mila civili sono in trappola
Nonostante qualche violazione, sembra tenere la tregua entrata in vigore dalla mezzanotte di giovedì in tutta la Siria, mentre l'Onu lancia un appello per avere accesso alle popolazioni che necessitano di aiuti umanitari: 700mila civili restano intrappolati nelle 15 aree ancora assediate. Combattimenti di portata limitata sono segnalati dall'Osservatorio nazionale per i diritti umani (Ondus) nelle province di Hama, di Aleppo e soprattutto di Damasco. Qui forze governative hanno attaccato, con il sostegno di elicotteri, aree controllate dai ribelli nella Valle di Barada, 15 chilometri a nord-ovest della capitale. Un uomo è stato ucciso da un cecchino nei quartieri orientali di Damasco, la prima vittima da quando è in vigore la tregua. La situazione nella Valle di Barada mette in luce uno dei punti deboli del cessate il fuoco concordato tra Russia e Turchia, che non riguarda le organizzazioni considerate terroriste dall'Onu, cioè lo Stato islamico e i qaedisti del Fronte al Nusra (ora Fatah al Sham). Ma proprio miliziani di quest'ultima organizzazione sono presenti, al fianco di altri gruppi che hanno aderito alla tregua, nell'area in cui sono segnalati i combattimenti di ieri. L'agenzia governativa Sana ha riferito che una persona è morta e altre due, tra cui un bambino di 4 anni, sono rimaste ferite da razzi lanciati da miliziani dell'Is e di Al Nusra sulla città di Khabab, a sud. L'agenzia turca Anadolu afferma da parte sua che jet russi hanno compiuto tre raid contro obiettivi dello Stato islamico vicini alla città di Al Bab, a nord di Aleppo e 30 chilometri a sud della frontiera turca, dove le truppe di Ankara e ribelli siriani suoi alleati combattono contro l'Is. L'accordo per la tregua prevede l'avvio entro un mese in Kazakistan di negoziati tra il governo di Damasco e le opposizioni.