L’alpino che si fece uccidere per salvare i compagni
VOGHERA Indossava un cappotto da soldato e avrebbe potuto evitare il plotone di esecuzione, perchè solitamente i partigiani jugoslavi fucilavano gli ufficiali risparmiando la truppa, ma preferì toglierselo svelando così la divisa da tenente degli alpini. Un sacrificio che placò la sete di vendetta dei ribelli titini, salvando altre vite. E' la storia del vogherese Angelo Bascapè, ricordato nel settantacinquesimo della morte, avvenuta la notte di Natale del 1941, dal gruppo alpini della città con una commemorazione solenne al museo storico Beccari e la posa di una corona al monumento ai caduti di via Ricotti. Bascapè nacque il 2 ottobre 1913. Dopo il ginnasio al Grattoni (che gli ha dedicato una lapide) completò gli studi liceali a Pavia per poi laurearsi a pieni voti alla Cattolica di Milano. Con l'entrata in guerra dell'Italia (10 giugno 1940), si arruolò negli alpini, battaglione Edolo. Le note caratteristiche al corso ufficiali lo descrivono di «carattere aperto, franco e leale, con animo generoso; sa comandare bene il plotone». Queste doti, Angelo le dimostrò anche sul campo, guadagnando la medaglia al valor militare per aver condotto i suoi uomini «alla conquista di un'importante posizione» sul fronte greco-albanese (17 aprile 1941). Guarito dalle ferite rimediate in battaglia, fu spedito nei Balcani. Il suo reparto venne catturato dai partigiani comunisti la vigilia di Natale del '41, a Rudo, in Bosnia e qui si consumò la tragedia finale (maturata nel contesto della ferocia che contraddistinse la campagna, in cui anche l'occupante italiano fucilava e deportava la popolazione civile): il tenente Bascapè, altri due ufficiali e quattro sottufficiali vennero passati per le armi; alla memoria degli «Eroi di Natale» furono concesse due medaglie d'oro e cinque d'argento. Voghera non ha dimenticato Bascapè: oltre alle lapidi, il museo storico conserva la sciabola dell'alta uniforme, una sciarpa e altri indumenti militari donati dal fratello. (r.lo.)