Montepaschi salvo, entra lo Stato

di Andrea Di Stefano wMILANO Due mesi per la ricapitalizzazione di Mps grazie allo scudo statale che rimarrà operativo sino alla fine del 2017 per l'intero settore. I dettagli del decreto notturno per il salvataggio del Monte Paschi confermano che si tratta di un intervento di ampio respiro che contiene tre pilastri: la ricapitalizzazione degli istituti di credito che abbiano già trattato e approvato con la Bce un piano di risanamento; la protezione dei risparmiatori al 100%, come ha tenuto a sottolineare Padoan, e l'attivazione del sistema di garanzie per la copertura della liquidità. La ripartizione dei venti miliardi è demandata a un successivo decreto del ministero dell'Economia, così come tutti i passaggi necessari per attivare lo scudo pubblico sul patrimonio delle banche. La richiesta può essere avanzata da banche che non abbiano superato gli stress test (non solo condotti dalla Bce ma anche a livello nazionale o dell'Unione europea) e che abbiano tentato, senza successo, un programma di rafforzamento patrimoniale. Nell'avanzare la propria richiesta gli istituti dovranno dare diverse indicazioni, dall'importo della sottoscrizione chiesta al Tesoro all'entità del patrimonio netto contabile all'indicazione del valore dei bond subordinati per «la determinazione del tasso di conversione». Nel caso specifico di Mps il tasso è già indicato nel decreto al 75% per le obbligazioni in mano a investitori istituzionali e al 100% per le obbligazioni in mano ai piccoli risparmiatori. Nei successivi 60 giorni lo Stato potrà riacquistare le azioni che deriveranno dalla conversione forzosa delle obbligazioni subordinate unicamente in mano ai piccoli azionisti e per «porre fine o prevenire» liti sull'eventuale commercializzazione degli stessi bond. Sarà la banca ad acquistare per conto del Tesoro le azioni, consegnando «come corrispettivo, obbligazioni non subordinate emesse alla pari» con «durata comparabile alla vita residua» dei bond convertiti e «rendimento in linea» con quello delle obbligazioni emesse dalla banca. Il primo giorno dell'era della nazionalizzazione per il Monte Paschi si è aperto con i commenti non proprio rassicuranti, e soprattutto divergenti, tra il presidente dell'Eurogruppo, il falco Jeroen Djsselbloem, e il portavoce della Commissione Europea. «Le regole impongono prima la necessità di un bail-in degli azionisti e degli obbligazionisti junior e poi l'intervento statale», ha dichiarato di prima mattina Djsselbloem. Divergente il portavoce della Commissione: «Tra le soluzioni è inclusa anche una ricapitalizzazione precauzionale in casi specifici, se le condizioni sono soddisfatte» che «può garantire che non vi siano effetti negativi sugli investitori al dettaglio» qualora siano evidenti le pratiche fraudolente nella vendita. La strada, quindi, per l'intervento dello Stato e la protezione dei risparmiatori non è in discesa, ha commentato un portavoce della Commissione. Segni manifesti che il confronto, ufficiosamente costante, non sarà semplicissimo. Quello che è abbastanza certo è che il Tesoro avrà il il 62% mentre gli istituzionali continueranno a tenere il 38%. Il costo della ricapitalizzazione pubblica ammonterebbe a 4 miliardi secondo Equita Sim. Considerando che i tempi della procedura richiederanno almeno un paio di mesi la Consob ha prorogato la sospensione per i titoli emessi o garantiti da Banca Mps e per gli strumenti finanziari aventi come sottostante titoli emessi da Banca Mps «fino a quando, anche in esito alla definizione ed approvazione del programma di rafforzamento patrimoniale di Mps da parte delle competenti autorità, non sarà ripristinato un corretto quadro informativo sui titoli». ©RIPRODUZIONE RISERVATA