Banche, via libera ai 20 miliardi

di Andrea Di Stefano wMILANO Si fermerà intorno ai 2,5 miliardi la raccolta di capitali privati per l'aumento di capitale di cinque miliardi indispensabili per rispettare le richieste di capitale della Bce. Solo oggi arriverà la decisione definitiva, ma è ormai certo che sarà il Tesoro a garantire le risorse necessarie per Mps. Il Cda conclusosi alle 20 ha rinviato ad oggi il comunicato definitivo ma ieri è arrivata la conferma che manca una risposta del mercato all'offerta di azioni nella ricapitalizzazione della banca. Gli investitori istituzionali avevano tra l'altro indicato come condizioni una massiccia adesione delle conversioni e la presenza di un investitore istituzionale di peso. Entrambe queste condizioni non si sono ad ora realizzate, secondo fonti finanziarie, e sarebbe venuto a mancare anche il fondo del Quatar, più volte evocato dai vertici di Rocca Salimbeni, mentre la risposta all'offerta di conversione in azioni dei risparmiatori che hanno in portafoglio le obbligazioni subordinate si sarebbe fermata intorno a 1 miliardo di euro. Il titolo in Borsa ha pagato pesantemente il clima di disfatta nell'aumento di capitale e ha chiuso in flessione del 12,08% a 16,5 euro, poco sopra il minimo storico toccato nella mattina di ieri di 15 euro, in una seduta che ha visto scambiare oltre il 10% delle azioni della banca. Il consiglio di amministrazione del Monte dei Paschi di Siena, nell'ultimo supplemento all'operazione di conversione e all'aumento di capitale, ha comunicato un deterioramento della propria posizione nel breve-medio termine, con una liquidità positiva solo per i prossimi 4 mesi, a fronte degli 11 mesi indicati in precedenza. Unico elemento positivo in una giornata molto difficile per l'istituto senese la conferma, giunta in serata, che il fondo Atlante non farà mancare il suo contributo nell'acquisto dei crediti non performanti di Mps. Dal punto di vista del Tesoro con l'ampia maggioranza favorevole alla variazione del bilancio pubblico (389 sì anche con quelli di Forza Italia e 134 contrari), l'attenzione si sposta sul confronto con Bruxelles. Il governo ha deciso di intervenire perché «le condizioni di mercato, anche quelle di fiducia, sono cambiate, e per i vincoli temporali posti dalla Ue alle operazioni di ricapitalizzazione», ha spiegato il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, intervenendo alla Camera nel corso della discussione sulla relazione al Parlamento per l'aumento del debito in funzione anti-crisi bancaria. «Nel definire eventuali criteri di intervento, il governo ribadisce il suo impegno alla massima tutela dei risparmiatori retail, tenendo conto dei margini concessi dalle norme europee in materia di aiuti di stato e di direttiva bancaria» ha continuato Padoan assicurando che gli impatti sui risparmiatori, saranno «minimizzati o resi inesistenti». L'ipotesi più accreditata è quella iniziale di uno scambio tra obbligazioni e titoli del Tesoro come forma di ristoro per i risparmiatori. Il titolare del Mef ha voluto anche lanciare un messaggio tranquillizzante: il sistema finanziario «è solido e sano con alcuni casi critici ben noti che hanno ciascuno caratteristiche specifiche. La natura precauzionale di questa misura - ha proseguito Padoan - spiega essa stessa la dimensione della cifra proposta, cioè i 20 miliardi, che non sono identificati necessariamente con una allocazione caso per caso, euro per euro, ma è una cifra sufficiente a dare un impatto segnaletico, che ci sono risorse sufficienti, ma non esagerato, perché indurrebbe a pensare che la situazione del sistema bancario italiano sia più grave di quello che è». In realtà proprio ieri Bloomberg ha pubblicato un'analisi dove si ipotizza che le risorse indispensabili per il rafforzamento del capitale delle banche sono di almeno 52 miliardi: all'appello, considerando 20 miliardi provenienti dal mercato e i 20 miliardi pubblici, mancherebbero quindi altri 12 miliardi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA