Il caso Terre d’Oltrepo con 297 coinvolti
PAVIA L'inchiesta che ha sconvolto l'olltrepo vinicolo (e che ha fatto scoppiare anche lo scandalo dei presunti ricatti agli indagati) ha mosso i primi passi nel novembre 2014 quando la Finanza ha messo i primi sigilli alle cisterne della cantina Terre d'Oltrepo. Un gigante che raccoglie le uve di 900 produttori. L'inchiesta riguarda l'intera filiera, dall'acquisto delle uve alla vendita in bottiglia. L'ipotesi di reato è frode in commercio: dalle analisi emerge una differenza tra il vino esaminato e quello dichiarato in etichetta. In particolare sembra che quel Pinot non provenga dai vigneti della zona ma da vigneti di minor pregio. Tutto il vecchio Cda di Terre è indagato per frode in commercio, indagati anche 297 conferitori. Avvisi all'ex direttore generale Livio Cagnoni, all'impiegata amministrativa Carla Germani, ad altri otto componenti del Cda (il presidente Pier Luigi Casella, il vice Graziano Faravelli, i consiglieri Paolo Bassani, Sergio Chiesa, Michele Campagnoli, Fabio Marchesi, Marco Orlandi, Mario Pastore), a due ex membri del cda (l'ex presidente Antonio Mangiarotti e Paolo Della Torre), cinque soci (Filippo Nevelli, Alessio Cagnoni, Riccardo Valsazina, Marco Figini, Gabriele Marchesi), il mediatore di prodotti vinicoli Danilo Dacarro e Pietro Meregalli, ex funzionario della Repressione frodi.