«Sono solo mucche da mungere»
di Maria Fiore wPAVIA Gli amministratori della cantina coinvolti nell'inchiesta sul vino come «mucche da mungere». La definizione ricorre spesso nelle carte dell'indagine della procura di Pavia che ha portato in carcere Maria Caiazzo, di Voghera, cancelliera del tribunale, l'ex maresciallo Ferdinando Piatesi, di Garlasco, l'impiegato della regione Marco Gatti, di Ruino, e Raffaello Maldarelli, di Casteggio. L'ordinanza di custodia cautelare chiesta dal magistrato Paolo Mazza e firmata dal gip Anna Maria Oddone ripercorre le accuse (al gruppo è contestato il tentativo di induzione indebita a dare e promettere utilità) e spiega il presunto progetto del gruppo. Che avrebbe cercato di ricattare i vertici della cantina, indagati, offrendo favori giudiziari, "soffiate" dal tribunale e possibili sconti di pena in cambio di denaro. Si parla, nei capi di imputazione, di 250mila euro. Anche l'ossessione per i soldi ricorre spesso nelle carte, tanto da far guadagnare a uno degli indagati l'appellativo di "allupato". Alcuni arrestati hanno problemi economici e sono spesso costretti a ricorrere a prestiti agli amici. La stessa Maria Caiazzo, storica cancelliera del tribunale di Pavia, parla della sua necessità di estinguere il prestito per comprarsi l'auto. Ma cosa avevano in mente gli indagati? Il piano (non portato a termine) è ricostruito dalle intercettazioni telefoniche e ambientali. Al vertice del gruppo, secondo quanto sostiene l'accusa, ci sarebbero stati Piatesi e la cancelliera. Gatti e Maldarelli avrebbero avuto il ruolo di intermediari. Ma nelle carte ci sono altri nomi. Il gruppo, cioè, si sarebbe avvalso di altre persone per contattare gli amministratori di Terre d'Oltrepo coinvolti nell'inchiesta. In una telefonata intercettata alla fine di luglio la cancelliera parla con l'ex carabiniere: «Gli ho detto che se pensano di patteggiare con un reato così se lo scordano». Si parla, nella conversazione, di un incontro già avuto con i componenti della cantina. A un certo punto, però, il gruppo viene a sapere che qualcuno potrebbe avere parlato. Anche Gatti viene intercettato, in auto: teme che gli arrivi «una carta per estorsione». Alle preoccupazioni per un eventuale interessamento degli investigatori al piano si aggiungono i dissidi con altri componenti. Il 24 luglio gli investigatori intercettano una telefonata tra Caiazzo e l'ex maresciallo Piatesi da cui emerge che entrambi non sono contenti del comportamento di Maldarelli, che aveva una grande necessità di denaro e che, a un certo punto, avrebbe avanzato pretese economiche superiori a quelle concordate in precedenza. Caiazzo e Piatesi ne parlano al telefono. E dalla conversazione emerge per la prima volta la figura di Enzo Ventura (solo indagato), colui che avrebbe avuto conoscenze in Corte d'appello e che si sarebbe dovuto occupare del giudizio di secondo grado. Anche lui, però, non piace al gruppo: «Dobbiamo lasciarlo fuori se no rischia con la sua ingordigia...». E la cancelliera risponde: «Va beh, possono essere allupati quanto vogliono ma se non mi do da fare loro si attaccano. Scusami... io mi sbatto poi tu fai dieci e io prendo uno?». Il discorso si concentra sulle parti da dividere, «perchè all'inizio aveva fatto una divisione in modo equo, ma poi....». Il 2 agosto il gruppo decide di organizzare una cena per incontrare due ex amministratori coinvolti nell'inchiesta sul vino. La cena, che si svolge in un ristorante a Fortunago, è sotto l'occhio degli investigatori, che seguono i partecipanti a bordo delle loro auto. Alla cena partecipano la cancelliera, un certo Sergio Orsini (amico della donna), e anche i consiglieri della cantina Sergio Chiesa e Graziano Faravelli. Il tema della cena è anticipato da una telefonata dello stesso giorno, che fa emergere per il giudice «il senso di impunità maturato dalla cancelliera»: gli arrestati sono indispettiti dal temporeggiare dei loro contatti e vogliono afrontare la questione. «Non potete continuare ad attingere notizie e poi andare dagli avvocati, perché voi siete delle mucche da mungere», dicono al telefono. L'argomento della cena è confermato da una telefonata del giorno successivo. Piatesi chiede notizie della serata. E la cancelliera spiega quali sono stati gli ostacoli per gli indagati nell'aderire alla proposta. Ma spiega, secondo l'accusa, anche il piano, che consisteva nel revocare gli incarichi agli avvocati già nominati. Il risultato più credibile sarebbe stato quello di far cadere il reato di associazione a delinquere, di ottenere il dimezzamento della pena in primo grado e di un altro 30% in secondo grado. Piano mai portato a termine per le resistenze degli stessi ex amministratori della cantina e della denuncia di uno di loro.