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MILANO «Preoccupato, ma tranquillo». Così si sente il sindaco di Milano Giuseppe Sala dopo essersi autosospeso dall'incarico. Indagato dalla procura generale per falso materiale e ideologico nell'ambito dell'inchiesta sulla "Piastra" dei servizi Expo 2015, il più grande appalto dell'esposizione universale di cui è stato amministratore delegato, si è autosospeso recandosi dal prefetto. Si tratta di un appalto da 149 milioni di euro che secondo i magistrati sarebbe stato assegnato con un ribasso del 42% alla società Mantovani spa. Una decisione, quella di autospendersi dall'incarico di primo cittadino, presa nel suo studio a Palazzo Marino e comunicata con una nota scritta indirizzata sia alla vice sindaco Anna Scavuzzo, che ora farà le sue veci, sia alla vice sindaco della Città metropolitana, Arianna Censi, sia al presidente del Consiglio comunale, Lamberto Bertolè. La procura generale sarebbe disponibile a incontrare il sindaco. Bisognerà prima attendere la decisione del gip, Lucio Marcantonio, sulla richiesta di proroga indagini per altri sei mesi. Con l'iscrizione nel registro degli indagati dell'ex ad di Expo e sindaco di Milano, Beppe Sala, l'inchiesta sul maxi appalto relativo alla "Piastra" entra nel vivo. Si tratta di un'indagine avviata dalla procura di Milano tra il 2012 e il 2013, che ha preso impulso dopo la trasmissione di alcuni atti dell'inchiesta sulle tangenti sul cantiere del Mose condotta dai magistrati di Venezia. Al fascicolo veneziano si sono aggiunte poi le dichiarazioni rese da Angelo Paris, l'ex manager Expo indagato insieme al l'ex ad della Mantovani, Piergiorgio Baita. Dopo la richiesta di archiviazione dei pm, respinta però lo scorso 27 ottobre dal gip, il fascicolo è stato avocato dal sostituto pg, Felice Isnardi, che nei giorni scorsi ha indagato il sindaco Sala e l'imprenditore Paolo Pizzarotti. "Piastra" è il termine tecnico per indicare il suolo su cui è nato il sito Expo, il "pavimento" sul quale hanno camminato 21 milioni di visitatori per 184 giorni e su cui sono stati costruiti i 53 padiglioni. Piastra è l'ossatura di Expo 2015 ed è stato quindi l'appalto più importante assegnato dalla società amministrata da Sala, ora indagato dalla procura generale di Milano per le modalità con le quali nel 2012 Expo sostituì un componente della commissione aggiudicatrice per l'appalto sulla Piastra. Stando alla ricostruzione degli investigatori, i verbali che portano la firma di Giuseppe Sala sarebbero stati falsificati per velocizzare la tempistica della nomina che, altrimenti, seguendo le procedure di legge, avrebbe fatto slittare l'avvio dei lavori mettendo a rischio l'apertura dell'Esposizione. «Il verbale di nomina della commissione aggiudicatrice emesso in data 15 maggio 2012 - si legge nella richiesta di avocazione - veniva annullato dopo il 30 maggio 2012 (come risulta dalle intercettazioni telefoniche)», cioè «dopo che era emersa l'incompatibilità dei commissari Molaioni e Acerbo, con atto recante la falsa data del 17 maggio 2012, con il quale si procedeva alla costituzione di una nuova commissione». La falsità della data avrebbe avuto «lo scopo di far figurare l'annullamento del precedente verbale e la nomina dei supplenti come avvenuta in data anteriore al 18 maggio 2012, quando i commissari incompatibili avevano partecipato alla prima seduta e sottoscritto il primo verbale di gara. Proprio questa indagine segnò l'acme dello scontro nella procura milanese tra l'allora capo Edmondo Bruti Liberati e l'aggiunto Alfredo Robledo, poi trasferito a Torino. In seguito ai contrasti sulla gestione di questo fascicolo, nel giugno del 2014, Bruti si autoassegnò tutte le indagini sull'evento costituendo la cosiddetta "Area omogenea Expo" che estrometteva l'allora capo del pool reati contro la pubblica amministrazione. La battaglia tra le due toghe è la costante di tutto il complesso rapporto tra magistratura ed Expo.