La partita su Mediaset Agcom frena Vivendi

di Andrea Di Stefano wROMA Operazione non sollecitata, ma non ostile. Vincent Bolloré dopo la scalata, butta acqua sul fuoco, ma non è sufficiente a rasserenare il clima. Una mossa importante l'ha fatta ieri sera l'Agcom che, in una nota, ha ricordato come il Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici (Tusmar) stabilisca un divieto per le imprese di comunicazioni elettroniche che detengono nel mercato italiano una quota superiore al 40%, ad acquisire ricavi superiori al 10% del Sistema integrato delle comunicazioni (Sic). Ovvero tv, radio, editoria. Secondo l'Agcom, alla luce di un'analisi preliminare su dati 2015, Telecom Italia, il cui azionista di maggioranza è il gruppo Vivendi con il 24,68%, risulta il principale operatore nel mercato delle comunicazioni elettroniche, detenendo il 44,7% delle telecomunicazioni. Mediaset, il cui azionista di maggioranza è il gruppo Fininvest con il 34,7% del capitale, raggiunge nel 2015 una quota del 13,3% del Sic. «Questi dati evidenziano che operazioni volte a concentrare il controllo delle due società potrebbero essere vietate», spiega l'Agcom che procederà quindi ad acquisire le informazioni rilevanti sull'operazione «al fine di monitorarne gli effetti e verificare, attraverso una puntuale analisi giuridica ed economica, il rispetto della normativa vigente». La comunicazione dell'Agcom influirà sull'andamento del titolo Mediaset che ieri ha chiuso in controtendenza rispetto a Piazza Affari: 3,56 euro in calo dell'1,55% dopo aver aperto con un rosso pesantissimo. Quello dell'autorità per le comunicazioni è l'ultimo di una serie di stop alla scalata francese. Prima dell'Agcom, era intervenuto Carlo Messina, consigliere delegato di Intesa Sanpaolo: «Siamo a supporto di Mediaset. Abbiamo una relazione con Mediaset e siamo vicini a Mediaset» prima di aggiungere che «le aziende italiane importanti crediamo debbano restare italiane». Uno stop trasversale che ha coinvolto tutte le forze politiche, vicine o lontane che siano da Silvio Berlusconi, fino ad arrivare ai sindacati, preoccupati dalle ricadute occupazionali per un gruppo con oltre 4mila dipendenti. Unica voce fuori dal coro quella dei Cinquestelle: «È totalmente inappropriato un intervento dell'esecutivo a tutela di Mediaset, quando lo stesso nulla fece contro l'aggressiva scalata di Vivendi a Telecom Italia, che invece era veramente strategica per il nostro paese considerando l'infrastruttura di rete in suo possesso», hanno affermato i deputati M5S della commissione Trasporti e Telecomunicazioni, «Altrettanto bizzarro - proseguono i grillini - è sostenere, come ha fatto il ministro Calenda che la società di Cologno Monzese opera in un campo strategico come quello dei media, quando rappresenta la principale concorrente dell'operatore radiotelevisivo pubblico. Mediaset è un'azienda totalmente privata e non è più strategica di Unicredit e delle altre finite già in mano francesi». Lo stop dell'Agcom non risolve, comunque, lo scontro azionario anche perché sono in molti tra gli operatori finanziari a ipotizzare che Vivendi possa offrire un pacchetto sempre più consistente di azioni Mediaset a temibili concorrenti come quel Murdoch che proprio ieri ha messo le mani su Sky con un'offerta da 14 miliardi di dollari. ©RIPRODUZIONE RISERVATA