’Ndrangheta, beni sequestrati a Suardi

«L'operazione della Guardia di Finanza è caduta come un fulmine a ciel sereno sul nostro paese». Il sindaco Lorena Fontana ieri non ha ricevuto alcuna comunicazione in merito all'inchiesta giudiziaria che ha piazzato sotto i riflettori il paese di 650 abitanti sulle rive del fiume Po. Lorena Fontana, è eletta la scorsa primavera a capo della lista civica "Impegno in comune", ieri mattina è rimasta in municipio per diverse ore, ma non ha ricevuto alcuna informazione ufficiale da parte delle forze dell'ordine o della questura di Pavia circa quanto era accaduto nel territorio amministrato. «Abbiamo trascorso una mattinata normale - spiega il sindaco di Suardi - Le prime notizie sull'operazione che è stata condotta dalle Fiamme Gialle mi ha lasciato assolutamente esterrefatta: nel nostro piccolo paese ci conosciamo tutti e quindi mi riesce difficile credere che terreni e fabbricati siano stati utilizzati per attività illegali. Nelle prossime ore cercherò di informarmi in modo più approfondito contattando se necessario anche le forze dell'ordine». Suardi è un paese tranquillo che si affaccia sul fiume Po: l'attività principale è da sempre l'agricoltura. Ed è proprio in questo conmtesto produttivo che si sarebbe annidata una ingerenza di stampo criminale. In Comune resta comunque l'enorme sorpresa per la vicenda. «Sono veramente sbigottita - conclude - La nostra piccola comunità è al centro di un'operazione antimafia: m'informerò meglio e poi deciderò quali azioni intraprendere».di Roberto Lodigiani wSUARDI L'ombra della 'ndrangheta su Suardi, paese lomellino di nemmeno settecento abitanti, dove la Guardia di finanza ha sequestrato un terreno agricolo e tre abitazioni individuate tra i beni della cosca Arena di Isola Capo Rizzuto (Crotone). Il blitz delle Fiamme gialle, che ha suscitato sorpresa e preoccupazione per le possibili infiltrazioni della criminalità organizzata in una realtà apparentemente tranquilla e impermeabile al malaffare su grande scala, è stato effettuato su mandato della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e nell'ambito delle indagini coordinate dal procuratore Nicola Gratteri, dall'aggiunto presso la Dda, Vincenzo Luberto e dal sostituto Domenico Guarascio. Complessivamente, sono stati posti sotto sequestro beni mobili e immobili per un valore di due milioni e mezzo di euro: nell'elenco figurano 14 fabbricati, tre aziende, quote societarie, titoli azionari e obbligazioni. Il provvedimento di prevenzione patrimoniale è stato emesso dal tribunale di Crotone nei confronti di Nicola Arena, 79 anni, Massimo Arena, 51 anni, Pasquale Arena, 49, Salvatore Arena, 25, Francesco Ponissa, 56, Luigi Tarasi 53. Tutti già condannati a vario titolo, ad eccezione di Pasquale Arena, per i reati di turbata libertà degli incanti, estorsione e usura, con l'aggravante del ricorso al metodo mafioso; nel mirino anche i presunti prestanome della cosca, intestatari dei beni. L'attività investigativa è stata svolta attraverso un capillare controllo delle attività economiche della 'ndrina, effettuato mediante pedinamenti, osservazioni, accertamenti bancari e l'incrocio delle informazioni acquisite con i dati rilevati dalle banche dati in uso alla Gdf. Confiscate anche una società in nome collettivo, attiva nel settore della coltivazione mista di cereali ed ortaggi; due ditte individuali di cui una operativa nel settore della coltivazione mista di cerali e ortaggi, un'altra operante nel commercio all'ingrosso di prodotti alimentari e bevande. Il tribunale ha fissato al 23 marzo 2017 l'udienza per la discussione nel merito del provvedimento di sequestro. ©RIPRODUZIONE RISERVATA