Senza Titolo
All'identità individuale (cognome e nome, luogo e data di nascita) e a quella tributaria (numero di codice fiscale) si aggiunge ora anche lo Spid (sistema pubblico identità digitale): sembra sia indispensabile, si comincia con 18enni e insegnanti e poi toccherà a tutti. A poco a poco ciò che ci identifica si sposta all'esterno di noi, in uno smartphone, in un tablet, in una card, nella memoria di un cervellone elettronico o nella banca dati di un'azienda. Eravamo persone, diventiamo codici alfanumerici. Penso al disorientamento degli anziani, cresciuti usando solo l'alfabeto parlato e scritto. Li immagino a districarsi tra password, app, login e username. Si vuole risparmiare sul cartaceo ma per salvare i dati che ci riguardano costruiamo archivi a casa nostra. Prende corpo una nuova burocrazia telematica, fatta di call center, help telefonici e numeri verdi: chi risponde ci dà un codice ma di noi vuole sapere tutto. Siamo immersi in un villaggio globale di informazioni che si sovrappongono e si intersecano, la chiamano "semplificazione digitale" ma mi pare che spesso riesca a rendere le cose più difficili e complicate. Tutto dev'essere automatizzato, codificato, sequenziale, programmato. Ci si parla sempre meno, si comunica con difficoltà, non ci si conosce quasi più. I nostri interlocutori istituzionali sono sempre più lontani, irraggiungibili, vengono a mancare ad uno ad uno quei corpi intermedi della società e dello Stato - ricordati con nostalgia nel 50° 'Rapporto Censis' - che garantivano una comunicazione personale e un linguaggio condiviso. Le parole "persona" e "popolo" avevano un'anima, dei diritti, una sacralità, a partire dalla stessa Costituzione: le parole "utente" e "pubblico" sanno di merceologico, consumistico, mercantile. Sei il numero che ti viene assegnato.Non importa chi sei, da dove vieni: ciò che interessa è quanto spendi, cosa consumi, come sei incasellato negli archivi delle aziende con cui hai a che fare. Trasparenza e privacy hanno messo le manette ai polsi delle relazioni sociali, il mondo è un 'grande fratello' che tutti ci contiene. Ripenso a Pirandello: siamo uno, nessuno e centomila in una galassia nebulosa che ci ostiniamo a chiamare democrazia, dove fatichiamo a riconoscerci e a comunicare. Francesco Provinciali Pavia