Cameron, meno tagli e soldi a chi lascia
di Roberto Lodigiani wVOGHERA Come in un libro giallo, con la soluzione all'ultima pagina, la firma dell'accordo sulla crisi Cameron arriva un paio d'ore prima della scadenza della procedura di mobilità, dead line oltre la quale l'azienda avrebbe potuto cominciare a licenziare i dipendenti senza alcuna compensazione al di là di quelle strettamente obbligatorie. Sono le dieci di lunedì sera a Milano quando, dopo una trattativa estenuante lunga quasi tre mesi e decine di incontri, rsu, sindacati e azienda trovano la quadra e mettono nero su bianco. La sostanza di un'intesa, faticosa, sofferta, ma significativa, è che i 160 esuberi di metà settembre scendono a 96, mentre il gruppo delle valvole si impegna in un piano triennale di rilancio e sviluppo che garantirà la permanenza a Voghera almeno fino al 2019 (con dettagli e cifre vincolati a un patto di riservatezza e di non divulgazione). Sul piatto, inoltre, l'azienda mette gli incentivi all'esodo: ai lavoratori che opteranno per la mobilità volontaria entro il 31 dicembre di quest'anno (dovrebbero essere una sessantina), andranno 65mila euro lordi a testa (e 12 indennità mensili di disoccupazione); chi invece sarà lasciato a casa dopo quella data percepirà 40mila euro (e 24 mensilità). Non solo. E' prevista anche l'opzione del ricorso alla cassa integrazione straordinaria, per dodici mesi a partire dal marzo 2017, se l'andamento dei conti e degli ordinativi lo renderà necessario, dopo una verifica preventiva tra le parti. Si tratta di un accordo comunque doloroso, poichè riguarda pur sempre tagli all'occupazione che porteranno gradualmente lo stabilimento Grove di via Betto dagli attuali 470 addetti a meno di 400 (mentre gli esuberi non toccano il sito Ledeen di via Gandini). Ma che comprende le tre «gambe» (riduzione degli esuberi, tutele economiche e piano industriale) per ottenere le quali delegati di base e sindacati metalmeccanici hanno condotto una lunga e dura battaglia, partita con l'ondata di scioperi a settembre, la mobilitazione permanente davanti ai cancelli della fabbrica, i picchetti e le proteste di piazza. «Parlare di soddisfazione quando si ha a che fare con dei licenziamenti, è ovviamente fuori luogo – avverte Carlo Bossi, Fiom Cgil – rimangono, però, i risultati ottenuti sugli esuberi, con il loro consistente ridimensionamento, e sulle garanzie di permanenza in Oltrepo, dopo un percorso complicato e difficile». Per Nadia Zambellini, Fim Cisl, «l'accordo mantiene i tre pilastri che consideravamo irrinunciabili, ritengo una grande conquista le tutele economiche con le buonuscite. C'è poi tutta la parte relativa al piano di riorganizzazione, legato pur sempre all'andamento ondivago del settore oil and gas, ma sulla cui attuazione vigileremo con estremo scrupolo e che contiene un'attenzione sia alla formazione, sia al riassetto aziendale interno». ©RIPRODUZIONE RISERVATA