Dal Consiglio di Stato stop alla riforma delle banche Popolari

di Andrea Di Stefano wROMA Pesante stop del Consiglio di Stato alla riforma delle banche popolari che ieri hanno immediatamente accusato il contraccolpo in Borsa in una ridda di dichiarazioni politiche. Nel primo pomeriggio è stata reso noto il pronunciamento del Consiglio di Stato che ha sospeso "parzialmente" in via cautelare la circolare di Bankitalia che contiene le misure attuative per la trasformazione delle banche Popolari in spa. I giudici di Palazzo Spada hanno rinviato l'esame del caso a una data ancora da fissare ma successiva alla decisione che la Corte Costituzionale dovrà prendere sulla legittimità della riforma, varata dal governo nel 2015. Sono stati alcuni comitati soci della Popolare di Milano, Italiana e di Ubi, assistititi da Codacons e Adusbef, ma anche alcuni esponenti illustri delle stesse banche (dal vice presidente Bpm, Piero Lonardi, all'economista Marco Vitale) ad aver depositato differenti ricorsi al Consiglio di Stato che sono stati riuniti in un unico giudizio di fronte alla VI sezione di Palazzo Spada, presieduta da De Francisco. «È una notizia bomba, va nella direzione che noi abbiamo sempre sostenuto», ha commentato Giovanni Schiavon, ex presidente del Tribunale di Treviso e fondatore dell'Associazione azionisti di Veneto Banca. Il nodo della questione posta dai ricorrenti riguarda, in particolare, il diritto di recesso e le relative misure previste nella decreto di riforma, che vengono rinviate al vaglio di legittimità della Corte Costituzionale, e nella circolare della Banca d'Italia, la 285 del 2013 aggiornata nel 2015 dopo la riforma varata dal governo, che viene sospesa. Un pronunciamento che potrebbe pesare sui conti di alcuni degli istituti coinvolti dalla riforma. Il pronunciamento potrebbe produrre un vero terremoto per tutte le banche che hanno provveduto alla trasformazione in spa e che ieri hanno visto in Borsa segni solo negativi: Bper -2%, Banco Popolare -0,60%, Ubi -4,66%. L'istituto, guidato da Victor Massiah, a fronte della richiesta di recesso da parte dei soci per un controvalore di 258 milioni di euro ha soddisfatto richieste solo per 13 milioni. La Popolare di Vicenza ha negato a tutti i soci richiedenti il diritto di recesso, peraltro esercitato solo su 271.339 azioni, per un controvalore di circa 1,7 milioni di euro. Stessa decisione è stata presa da Veneto Banca, che ha rifiutato il recesso a 219 soci, per un controvalore complessivo di circa 14,5 milioni di euro. Per Bpm e Banco, che dal prossimo primo gennaio diventeranno una banca unica, il diritto di recesso è stato esercitato per un controvalore complessivo di 207 milioni di euro. Per Bper, che ha deliberato la trasformazione in spa sabato scorso, il termine per esercitare il diritto di recesso scade il 13 dicembre e potranno esercitarlo non solo tutti i soci che hanno votato no in assemblea ma anche quelli che non hanno partecipato al voto, circa l'88% del capitale. Secondo i ricorrenti sarebbe opportuno sospendere altri iter in attesa del pronunciamento della Corte Costituzionale. ©RIPRODUZIONE RISERVATA