Serracchiani: «Per la prima volta la voce degli enti locali a Roma»

di Anna Buttazzoni wUDINE «La riforma costituzionale è l'opportunità che le Regioni hanno per aumentare il proprio peso specifico a livello nazionale, ottenere maggiori spazi di gestione autonoma e superare la conflittualità con lo Stato centrale. Sono questi i tre argomenti principali che, da presidente di Regione, mi convincono a votare Sì al referendum costituzionale». Debora Serracchiani, presidente del Friuli Venezia Giulia e numero due del Pd, ha attraversato il Paese sottolineando il peso che il Sì alla riforma avrà per le Regioni autonome. Serracchiani declina i vantaggi della riforma. «Il superamento delle competenze concorrenti consente alla politica, nazionale o regionale che sia, di tornare a svolgere il suo compito: decidere le politiche pubbliche senza delegare la risoluzione delle controversie tra istituzioni alla Corte Costituzionale, che dal 2001 a oggi - sostiene la presidente del Friuli Venezia Giulia - è stata interessata da ricorsi sulle competenze per ben 1899 volte. La chiarezza che ne discende eviterà ritardi e dilazioni che hanno finora penalizzato i cittadini amministrati». La numero due dem spazza via le ombre sulla questione dell'incompatibilità per le Speciali tra consigliere regionale e senatore, ipotesi avanzata dalla Lega secondo cui per quel motivo le Regioni autonome non avranno rappresentanti. «Le Regioni, grazie alla trasformazione dell'attuale Senato in Senato delle Autonomie composto da consiglieri regionali e sindaci, conquistano un luogo concreto e istituzionale in cui possono portare la loro voce. Si consegna così ai territori un ruolo rilevantissimo di controllo sull'operato della Camera con importantissime funzioni di raccordo tra autonomie territoriali, Stato e Ue, di valutazione delle politiche pubbliche e di verifica dell'impatto delle politiche europee sui territori». Per gli enti locali, secondo la presidente del Friuli, la riforma è una svolta: «È la prima volta - aggiunge Serracchiani - che le Regioni sono messe nelle condizioni di interloquire direttamente a Roma in modo paritario, forte e autorevole. L'Autonomia dei territori potrà essere inoltre valorizzata dalla disciplina del riconfermato articolo 116 che consente alle Regioni di acquisire competenze in sintonia con le specifiche vocazioni e utili al loro sviluppo. Il rinvio della riforma degli statuti speciali all'intesa fra Stato e Autonomie supera così la cosiddetta clausola di supremazia». ©RIPRODUZIONE RISERVATA