Ospedale della morte, pavese indagato

di Maria Fiore wPAVIA C'è anche un medico pavese nell'inchiesta che ha portato all'arresto del medico anestesista Leonardo Cazzaniga, accusato insieme all'infermiera Laura Taroni di aver ucciso con un cocktail di farmaci quattro anziani pazienti all'ospedale di Saronno. Tra i 14 indagati dell'inchiesta compare anche il nome di Nicola Scoppetta, 48 anni, originario di Pavia, dove ha frequentato il liceo Copernico, si è laureato e ha lavorato fino ai 30 anni (ora abita a Varese), avendo svolto parte della specializzazione, per tre anni, alla sezione di Chirurgia generale del Policlinico San Matteo. Il medico, che è responsabile del pronto soccorso dell'ospedale di Saronno, è figlio dell'ex primario di Urologia di Pavia Francesco Scoppetta. Contattato al telefono, il medico preferisce non commentare. «Ho preso contatti con il mio avvocato, ma in questa fase non rilasciamo dichiarazioni», spiega Scoppetta. Le accuse a suo carico, condivise con altri dirigenti della struttura, tra cui il direttore sanitario Paolo Valentini, sono contenute negli atti dell'inchiesta della procura di Busto Arsizio: i magistrati sono convinti che alcuni medici e dirigenti, pur sapendo quello che stava avvenendo in ospedale, hanno preferito tacere. Scoppetta è accusato di omessa denuncia e favoreggiamento personale: secondo la procura si sarebbe mobilitato per impedire le denunce «provocando così un grave ritardo nell'avvio delle indagini». A cominciare dalla denuncia dell'infermiera Clelia Leto, che il 20 giugno 2014, con una querela alla procura di Busto Arsizio contro Leonardo Cazzaniga, fece partire le indagini. Nella denuncia, l'infermiera spiegava che Cazzaniga, definita «persona volgare nell'eloquio ed aggressiva», «aveva rivolto offese e minacce verbali, non soltanto a lei ma anche a colleghi medici e infermieri». Riferiva anche di aver assistito personalmente a condotte professionali «allarmanti» dello stesso dottore, riconducibili a quello che lei definiva il «protocollo Cazzaniga», cioè la deliberata somministrazione di dosi letali di anestetici e sedativi per accelerare la morte di pazienti con gravi patologie arrivati in pronto soccorso durante i suoi turni. Scoppetta avrebbe dissuaso l'infermiera dal fare denuncia, che sarebbe partita in ritardo. Inoltre, il medico faceva parte della commissione istituita nell'aprile 2013 dall'Azienda ospedaliera di Busto Arsizio proprio per fare luce sull'operato di Cazzaniga. Commissione che, «contro ogni evidenza scientifica» diede «un giudizio di correttezza professionale e deontologica dell'operato di Cazzaniga».