Soldi spariti dai conti, 16 anni di carcere

di Maria Fiore wPAVIA Il primo verdetto sul caso della sottrazione di 1,8 milioni di euro dalle casse di Asm Pavia è di condanna. Il giudice Anna Maria Oddone, al termine del processo che si è svolto con rito abbreviato, ha inflitto ieri mattina 16 anni e 5 mesi di carcere complessivi per l'ex contabile della società di via Donegani e due ex amministratori, accusati di peculato. La condanna più pesante è scattata per Pietro Antoniazzi, fino allo scorso anno responsabile finanziario della società di via Donegani, che è stato condannato a 8 anni e 8 mesi. Per Luca Filippi, ex presidente di Asm Lavori, è scattata una condanna a 4 anni e un mese di reclusione (che si è aggiunge alla pena già inflitta a 3 anni e 4 mesi per l'uso delle carte di credito aziendali a fini privati). Infine, Claudio Tedesi: per lui il giudice ha deciso una condanna a 3 anni e 8 mesi. Accolte, quindi, le richieste dell'accusa, con qualche variazione sulla pena (per Antoniazzi erano stati chiesti 8 anni e 4 mesi, per Luca Filippi 5 anni e 4 mesi, per Tedesi 4 anni e 5 mesi). Le motivazioni della sentenza-lampo, che arriva a distanza di un anno dall'avvio delle indagini, saranno depositate solo fra 90 giorni, ma è chiaro che il giudice ha ritenuto fondata la tesi del pm Paolo Mazza e del procuratore aggiunto Mario Venditti, che avevano svolto le indagini: i tre imputati, ciascuno in misura diversa per i differenti incarichi in Asm, avrebbero avuto un ruolo nella sparizione dei soldi, finiti sui conti personali dell'ex contabile tramite mandati di pagamento falsamente intestati al Comune di Pavia e in parte con assegni firmati da Filippi jr e Tedesi. Il giudice ha anche disposto per gli imputati l'interdizione perpetua dai pubblici uffici. Lungo l'elenco dei risarcimenti: il più consistente riguarda Antoniazzi, che dovrà risarcire un milione e 186mila euro di danni ad Asm Pavia. Gli avvocati difensori, dal canto loro, si dicono «sconcertati» dal verdetto e annunciano l'appello. «Pena spropositata – dice Giovanni Caly, difensore di Antoniazzi –, che peraltro sembra non tenere minimamente conto della collaborazione tenuta durante le indagini dal mio assistito. Se si è arrivati a questo processo è anche grazie a lui». Dure le parole dell'avvocato Alessandra Stefano, difensore di Filippi jr: «Decisione stupefacente, nonostante un compendio probatorio da cui emerge l'estraneità di Filippi a qualsivoglia accordo criminoso, che non trova alcun aggancio con la realtà dei fatti. Scontato l'appello, con la speranza di trovare finalmente giustizia in altra sede». E l'avvocato Matteo Uslenghi parla di verdetto «incredibile» per Tedesi, «cioè per colui che, appena venuto a conoscenza dei fatti, è subito corso in procura per denunciarli. Un autentico paradosso – attacca –. La condanna si fonda sul nulla: ci sono solo due firme, una pacificamente falsa, l'altra carpitagli nella sua buona fede. Sono quindi certo che a Milano l'appello ribalterà la condanna».