L’amore segreto per la Liguria nei versi di Walter Vai

PAVIA «Pavia era diventata come la mia amante perduta e la Liguria mi faceva dimenticare la sua lontananza. La giravo in lungo, in largo e, pian piano, m'innamoravo delle sue bellezze. Ho passato anni a bagnarmi i piedi sul bagnasciuga del mare Ligure, vi ho portato amici e amiche, vi ho riso e anche pianto. Eppure, al tramonto, da qualsiasi finestra guardavo fuori, ancora pensavo al ponte Vecchio, al Ticino e alla nebbia. Così, ho scritto il libro, per dichiarare un'infatuazione e dimenticarne un'altra». Lo confida Walter Vai, poeta pavese, riferendosi alla sua ultima pubblicazione "La mia Liguria in 34 poesie" (Luigi Ponzio, 2016, pp.77, euro 11.50), nata dall'idea di trasformare in lirica i sentimenti che la regione ligure gli suscitava nei mesi estivi, quando la calura di Pavia era solo una vecchia memoria. Si tratta di una sorta di taccuino di viaggio che guida virtualmente il lettore alla scoperta di città e paesi della riviera come Tellaro, Portovenere, La Spezia, Manarola, Sestri Levante, Genova e Portofino. Il filo conduttore della raccolta è lo scorrere del tempo e la caducità della vita. Ogni poesia è in italiano, accompagnata da una fotografia; solo quella dedicata a Camogli è in dialetto pavese. «L'ho composta in una notte insonne, mentre ero ospite a casa di amici – racconta l'autore – La sera era chiara e serena, dalla mia stanza riuscivo a vedere tutto il Ponente e, da lontano, si scorgeva Bordighera. Mi è venuta una gran malinconia per casa e, in quel momento, la lingua natale, il vernacolo, non poteva che essere la consolazione migliore che avessi a disposizione». (g.cur.)