Il re del gol si chiama Migliavacca

LANDRIANO Dal judo al motocross, dal lavoro in serigrafia agli allenamenti per i bambini, dalla passione per il Milan all'istinto per il gol: Matteo Migliavacca, capocannoniere del Csi di Pavia è tutte queste cose e altro ancora. Con le sue reti a raffica, sta trascinando l'Oratorio San Luigi B di Landriano in vetta al girone A del campionato a sette. Secondo posto in classifica e, manco a dirlo, miglior attacco del gruppo, con quarantasei gol in nove match disputati. Ventitrè, la metà esatta, portano la firma di Migliavacca, che ha impiegato appena otto gare per metterli a segno. Quasi tre reti a partita, che non stonano affatto con il suo soprannome: Sheva. «Sono sempre stato milanista e da piccolo il mio idolo era Shevchenko, così avevo un po' tutte le sue maglie, da quella rossonera a quella dorata. I miei allenatori hanno iniziato a chiamarmi in quel modo e da allora è rimasto». Ventidue anni, di Landriano, Migliavacca non ha però solo il calcio nel cuore: «Mi piace andare in moto. Appena ho un po' di tempo libero, faccio motocross. E da piccolo facevo judo. Poi, a scuola, ho iniziato a giocare con gli amici e non ho più smesso. Ho giocato per anni a undici, poi avevo tanti amici che facevano parte della squadra a sette e mi hanno tirato dentro». La prima stagione è un trionfo, tanto che la squadra vince il campionato per la prima volta nella sua storia. L'anno scorso, poi, un grave infortunio ai legamenti della caviglia ha permesso a Matteo di giocare solo le ultime quattro o cinque partite. E la squadra non centra i play-off. Non tutto il male viene per nuocere, però: «Io sono mancino e dopo l'infortunio ho necessariamente dovuto usare di più il destro, è anche per quello che adesso segno così tanto. Devo solo migliorare un po' sul colpo di testa». La testa, però, non gli manca di certo fuori dal campo. Un posto di lavoro in una serigrafia di Vidigulfo e la voglia di trasmettere la sua passione ai più piccoli, allenando i pulcini del 2006 del Landriano. E a chi gli chiede se a ventidue anni e con questa facilità nel trovare la porta non pensi mai di tornare a giocare a undici e magari in un campionato più prestigioso, lui risponde così: «Sì, ci ho pensato e il pensiero c'è sempre. Per adesso, però, voglio giocare con i miei amici». Fino, magari, a segnare cinquanta gol in una stagione: «Facciamo trentacinque. Troppo pochi? Trentotto, dai. Finora è andata bene, ma non voglio esagerare». (g.l.)