Green campus, risentiti gli imputati

PAVIA Green Campus, ieri in tribunale sono stati sentiti due imputati, il dirigente comunale Francesco Grecchi e il funzionario Angelo Moro (prima all'Urbanistica e ora all'Ecologia) sul caso delle 360 residenze universitarie al Cravino - di cui 70 vendute a privati – realizzate, secondo la procura di Pavia con un permesso non regolare: una lottizzazione abusiva su un'area sottoposta a vincolo paesaggistico. Sia Moro (difeso dagli avvocati Graziano e Yuri Lissandrin) che Grecchi (assistito dagli avvocati Giuseppe Franco Ferrari e Massimo Ceresa Gastaldo) hanno ribadito che si possono ritenere equivalenti, nel caso in questione, un "atto d'obbligo" (per le opere di urbanizzazione, tutte in carico ai privati) e una convenzione. Secondo la linea difensiva, inoltre, essendo stato siglato a monte del progetto Green campus un "atto d'obbligo" (per le opere di urbanizzazione, tutte in carico ai privati) e non una convenzione, il Comune ha incassato una cifra molto più alta di oneri di urbanizzazione, un milione e 200 mila euro invece di 500 mila. Quindi, non ci sarebbe stata una speculazione edilizia. Il processo riprenderà il 19 gennaio 2017 con la requisitoria e le richieste di pena del pm Paolo Mazza, davanti al collegio presieduto dal giudice Luigi Riganti. Per abuso edilizio devono rispondere i fratelli Alberto e Pietro Damiani, costruttori delle residenze sequestrate nel 2013, il progettista Gian Michele Calvi e la moglie Carla Casati (amministratrice della società Arco che acquistò i terreni), il direttore dei lavori Roberto Turino, oltre a Grecchi e Moro. Per abuso d'ufficio è accusato solo Moro. La sentenza per il procedimento sul caso Green Campus – che era dovuto ripartire da zero per il trasferimento di un giudice – è prevista a marzo 2017. (a.m.)