L’OMICIDIO-SUICIDIO

di Stefano Romano wSANT'ALESSIO Le due bare affiancate come hanno voluto la moglie Luisa e la figlia Daniela, un intero paese riunito in chiesa per i funerali di Francesco e Carlo Sali, padre e figlio morti domenica mattina. Un paese ammutolito dalle dimensioni della tragedia umana che ha spinto il papà 80enne a sparare al figlio disabile di 50 anni prima di togliersi la vita. Sbigottito di fronte all'angoscia di un padre che uccide il figlio per paura di non essere più in grado di assicurargli un futuro. Per 50 anni papà Franco è stato accanto al figlio Carlo un giorno dopo l'altro, e ieri mattina, sotto la pioggia e circondato da centinaia di persone, è entrato in chiesa accanto a lui per l'ultimo viaggio. «Sono ancora insieme – ha detto dall'altare con la voce rotta dalla commozione don Emilio Carrera, amico di famiglia, che ha concelebrato il funerale con il parroco don Paolo Pernechele e don Eugenio Negro –. Franco e Carlo sono ancora insieme, ne sono certo, accanto al Padre». Non è una parola di speranza, quella che arriva dal pulpito: è una certezza condivisa con la comunità riunita in chiesa. Il sacerdote ripete la parola "comunità" più volte e ha ragione. La gente di Sant'Alessio, a guardarla tutta insieme in questa chiesa stracolma è davvero una comunità stretta in un abbraccio che il silenzio irreale racconta sincero, sentito, doloroso. Prima dell'ultimo viaggio di Francesco e Carlo verso il cimitero, salgono sul pulpito un educatore della fondazione Il Tiglio, la comunità che seguiva Carlo e Nerina De Martino. Lei è la presidente dell'associazione dei genitori ma parla soprattutto da mamma. Da mamma ad altre mamme di ragazzi speciali. Nelle loro parole c'è il ricordo di un ragazzo che «parlava con gli occhi» e di un padre che gli è sempre stato accanto. «Carlo non aveva bisogno di parlare – dice Matteo, l'educatore – i suoi occhi dicevano tutto di lui e del suo mondo. Carlo era "il signor Carlo": un signore nell'atteggiamento e nel modo di confrontarsi con gli altri. Era il signor Carlo quando ti guardava dall'alto in basso magari dopo averti tirato un cucchiaio di riso. Era il signor Carlo quando nei suoi occhi vedevi la meraviglia del mare. del fiume o del lago nei giorni di vacanza ». La voce di Matteo si rompe. E davanti a lui uno dei ragazzi del tiglio non trattiene i singhiozzi. Matteo saluta Carlo («Il signor Carlo) e suo papà Franco e scende dal pulpito: è solo adesso che la chiesa esplode in un applauso. Come per liberarsi dall'angoscia e dal dolore.