Senza Titolo
ALCUNE PROPOSTE Il lavoro difficile per chi ha un handicap n Papa Francesco nel Giubileo degli emarginati ha dato una mano a capire come l'uomo in generale si pone di fronte a un individuo che ha bisogno di sostegno: nella maggior parte dei casi con l'indifferenza. E si possono notare bene nel mondo del lavoro. La legge 68/99 sancisce alcuni obblighi per le aziende e nella pubblica amministrazione con lavoratori diversamente abili. Ma la maggior parte delle persone in queste condizioni non trovano collocamento sia per il grado di invalidità, che sancisce comunque una inabilità, sia perché i posti a disposizione sono risicati. Nel Pavese è veramente basso il rapporto lavoratori diversamente abili e lavoratori ordinari. La pubblica amministrazione ha l' obbligo (legge Brunetta) di valutare ogni anno tutti i lavoratori. Questo fa bene al lavoro e ai lavoratori, però perche i diversamente abili, nel contesto della valutazione, devono... correre alle Olimpiadi e non le Paraolimpiadi? Mi spiego meglio: il metodo di valutazione è identico fra i due tipi di lavoratori. Io chiedo invece la razionalizzazione della valutazione dei lavoratori diversamente abili. Cito una frase di Malinverni, patron dell'Amnic ormai deceduto da qualche anno: "Molte volte i disabili producono più dei lavoratori ordinari". Il problema è il metodo di valutazione rispetto al grado e al tipo di disabilità. Ai più sembrerebbe che ci siano due tipi di disabilità : fisica e mentale. Ma convivere con handicap fisici può creare disordine psicologico. Qualcosa deve cambiare. I portatori di handicap difficilmente riescono in carriera, e tante volte vengono demansionati e non capiti da colleghi e superiori. E poi sogno per le disabilità più gravi una flessibilità d'orario più marcatamente giostrabile, da inserire con un riscontro di remunerazione sociale. Non voglio fare campanilismo e ostentare virtù che magari non ho, ma in certi casi oltre alla legge104 che viene incontro al lavoratore si potrebbe integrare nella settimana lavorativa delle ore che in più o in meno possano sgravare il lavoratore dal suo stress. Questo è un appello a chi è deputato a fare la buona politica. Stefano Marazzoli Gerenzago UNIVERSITÀ Fatiche incomprese al corso di Matematica n Rispondo alla lettera dal titolo: «Matricole & professori, qualcosa non va» pubblicata qualche giorno fa. A chi giova l'atteggiamento del professore? A tutti, ritengo, soprattutto agli studenti, ai neo diplomati con 100 e lode in particolare. È vero, bisogna ammetterlo: sono anni che gli aspiranti matematici del nostro ateneo si trovano ad affrontare le enormi difficoltà dei primi anni del corso di laurea. Non bisogna, infatti, cambiare soltanto l'approccio alla materia (sostanzialmente diverso da quello liceale) ma si è portati con veemenza a riflettere consapevolmente sulle scelte fatte e sulle conseguenze che queste comportano. Durante quelle ore, la stessa durezza della materialità e del mondo moderno si riflettono sull'atteggiamento richiesto di fronte alla matematica elementare: via il superfluo, spazio soltanto all'essenziale e alle conclusioni giustificate rigorosamente, un approccio forse difficile da metabolizzare da un brillantissimo neo diplomato abituato al tipico clima da talk show sui massimi sistemi che si crea nei licei italiani. Tuttavia non è l'unico ad essere stato tratto in inganno, in molti nei 25 anni prima di lui non hanno retto, in pochissimi però hanno confuso quello di cui parliamo con un'arrogante e brutale cattiveria fine a se stessa come viene ritratta nell'articolo: niente di più falso, anzi, presa con filosofia non può che risultare addirittura divertente! Aggiungo che nessuno dei professori ha mai negato il suo tempo agli studenti che necessitano di ulteriori chiarimenti: a Pavia, per esempio, basta prendere appuntamento e si puó addirittura arrivare a vere e proprie lezioni private elargite dal docente stesso: una rarità da non sottovalutare. Enis Chenchene studente di Matematica, Rozzano